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"30 anni di Rebalancing" di Shunyam R.Deretta - Osho Times italiano sett.'10
"L'arte di toccare" di Shunyam R.Deretta - AAM Terranuova
Osho Rebalancing di Shunyam R.Deretta - Re Nudo
"Il Tocco del Maestro" di Shunyam R.Deretta - AAM Terranuova
Arrivare nel corpo - redazionale dell'Osho Times Italiano.
Interviste Studenti del Training di Rebalancing - Osho Times Italiano
"Toccare ed essere toccati in profondità" di Unmila Malfati. - Alpha dimensione
"Dal bodywork alla beatitudine" di Rakesh - Osho Times Italiano
Joint Release di Shunyam R.Deretta- Osho Times Italiano
Un' esperienza di Silvia Preti
"La teoria dei buchi" di Almaas
"30 ANNI DI REBALANCING"
Un lavoro sul corpo messo a punto seguendo le indicazioni di Osho
di Shunyam
Il Rebalancing è una tecnica di massaggio profondo che agisce sul corpo per
liberare la mente; la meta è la riconquista dell¹armonia con se stessi, cioè
poter rivivere l'originaria unità tra corpo, mente e anima. Questo avviene
usando una particolare lettura del corpo, il massaggio profondo del tessuto
connettivo, il Joint Release (lavoro sulle articolazioni) e tecniche di
respirazione e di bioenergetica per portare consapevolezza corporea,
consapevolezza dei movimenti, delle proprie emozioni e della loro
espressione.
Quello che distingue questa tecnica dalle altre che la hanno preceduta, tipo
il Rolfing o l'Integrazione Posturale, è la consapevolezza nell'operatore di
non essere molto diverso dalla persona su cui lavora e che lavorando da uno
spazio di cuore e di meditazione sia possibile creare quello spazio di fiducia
in cui chi ci riceve può abbandonarsi, lasciarsi andare, aprirsi alle forze
di guarigione che sono dentro ciascuno di noi. Sì, la capacità di
guarigione, intesa in senso sia spirituale che fisico, è dentro ognuno di
noi. E' solamente coperta da blocchi energetici, tensioni che si sono formate
per difenderci dal contesto sociale o di relazione in cui viviamo. Lasciando
emergere le emozioni represse, ieri o nei primi anni della nostra vita, e che
sono immagazzinate da qualche parte nel corpo, è possibile riappropriarsi di
una nuova voglia di vivere, della nostra vera energia.
Osho ha parlato di questo modo di porsi di un operatore:
"Ritengo questo punto assolutamente necessario; non c'è niente di più terapeutico
dell'amore. Le tecniche possono aiutare, ma il vero miracolo avviene
attraverso l'amore. Ama le persone che partecipano al gruppo e sii una di
loro; non voler essere più in alto o più santo. Chiarisci bene questo
concetto fin dall'inizio. Queste sono le tecniche che ho imparato, cui ho
aggiunto anche un po' della mia esperienza. Vi passerò le tecniche e
condividerò la mia esperienza, ma voi non siete miei discepoli, siete solo
amici in difficoltà. Io ho delle conoscenze, non molte, e le posso
condividere con voi.
Forse molti di voi hanno le loro conoscenze, provenienti da aree diverse, da
direzioni diverse.... Anche loro possono condividere le loro esperienze,
arricchendo ulteriormente il gruppo. In altre parole, quello che vi sto
esponendo è un concetto del tutto nuovo di terapia. Il terapista è solo un
coordinatore, che cerca semplicemente di rendere il gruppo più silenzioso,
sereno. Controlla che tutto vada per il verso giusto, è più un guardiano che
un maestro. E dovete anche chiarire bene questo fatto: Anch'io imparo
quando cerco di condividere la mia esperienza. Mentre vi ascolto non vedo
solo i vostri problemi, ma anche i miei e quando dico qualcosa, non solo
parlo, ma ascolto allo stesso tempo. Chiarite il fatto che non siete
speciali.
Questo deve essere fatto all¹inizio del gruppo e portato avanti quando il
gruppo va ad esplorare in profondità. Siate come un fratello maggiore che ha
fatto qualche passo in più, altrimenti non sarete in grado di aiutare le
persone.
I partecipanti ai gruppi si trovano in difficoltà, soffrono di fragilità
umana, ma anche tu sei umano e sbagliare è assolutamente umano. Senza
condanna, quindi, con grande amore, aiutali ad aprirsi. E questo è possibile
solo se tu stesso ti apri..."
In quasi trent'anni come operatore di Rebalancing ho aiutato centinaia di
persone a passare attraverso i blocchi emotivi che impedivano loro di
diventare i creatori della propria vita.
La comprensione della possibilità di diventare responsabili della propria
vita è per me la cosa più importante a cui si giunge facendo un percorso di
trasformazione qual è il Rebalancing.
Shunyam
Il brano di Osho è tratto da: The Great Pilgrimage: from Here to Here# 14
Shunyam è italiano, pratica Rebalancing dal 1982 e da 18 anni conduce
training. È anche l'autore di "Osho Rebalancing Un modo di toccare e di
essere toccati profondamente", Ed. Re Nudo.
Un po' di storia
Anni di esperimenti
Durante la seconda metà degli anni Settanta, moltissimi bodyworkers
operatori specializzati nel lavoro sul corpo, massaggio etc. arrivarono a
Pune. Ci scambiavamo sessioni, sperimentavamo nuovi modi per fare le cose e
nuovi modi di interpretare ciò che già facevamo. Anche Osho riceveva
sessioni di massaggio: "Il mio corpo è un test per i terapisti", diceva. Era
un periodo in cui gli facevamo domande e ricevevamo risposte, suggerimenti e
indicazioni, un periodo in cui si brancolava nel buio e ogni tanto si
vedevano lampi improvvisi che illuminavano l'intero paesaggio.
"Il nuovo nome è Rebalancing"
Nell'aprile del 1980, dopo cinque anni di intensa incubazione, demmo vita al
sistema terapeutico ideato specificamente per l'Uomo nuovo. Osho gli dà il
nome di "Rebalancing" e noi lo chiamiamo quindi "Rajneesh Rebalancing" e più
tardi "Osho Rebalancing", un sistema che nasce da una visione illuminata ed
è quindi colmo di mistero.
In passato, l'importanza del collegamento corpo-mente-cuore sviluppatosi
grazie alla meditazione, aveva dato vita a sistemi quali l'ayurveda,
l'agopuntura e la medicina cinese. Oggi anche la scienza è entrata in campo
e unendosi alla consapevolezza meditativa crea una varietà di metodi.

Quando, nel 1987, Osho dice che "l'uomo integrale è lo scopo del
Rebalancing", noi siamo in grado di sentire di cosa sta parlando. L'Uomo
nuovo che sta nascendo abita il proprio corpo in un modo diverso e più
organico.
Walt Whitman ne ha parlato: "io canto il corpo elettrico". Osho gli ha dato
una profondità infinita e i suoi terapisti lo stanno vivendo.
Rakesh
(uno dei pionieri dell¹Osho Rebalancing)
Tratto da un articolo su Osho Times settembre '99 (nei contenuti EXTRA su www.oshotimes.it l'intero testo).
Articolo apparso su AAM Terranuova
“L’ARTE DI TOCCARE”
Lavorare sul proprio corpo significa imparare
un linguaggio per conoscere sé stessi e gli altri
di Shunyam R. Deretta
Normalmente non siamo abituati a descrivere la bellezza ed il valore dell’essere toccati con grazia e attenzione. E’ come se ci mancassero le parole. Sto parlando qui dei linguaggio del tocco: un modo non verbale di comunicare con i nostri simili... in altre parole, il massaggio, ovvero quel mezzo che ci dà un senso di vitalità e di interezza dimenticati.
Nella nostra vita siamo costantemente sotto stress: per far carriera, per essere e per vivere all’altezza, per ricavarci il nostro posto nel mondo... è una corsa frenetica, incessante, spietata dove non v’è spazio né tempo per prestare attenzione alle esigenze del nostro corpo, alle sue necessità più intime.
Eppure, è il corpo che ci identifica e che ci permette di agire: è la nostra casa in questo mondo. L’abbiamo dalla nascita, ci viviamo dentro giorno dopo giorno e alla nostra morte ce ne separiamo. Ma quanto lo conosciamo? Quanto tempo gli dedichiamo? Poco, pochissimo... per molti di noi è come se fosse un mero estraneo. Milioni di persone usano oggi il proprio corpo esclusivamente come un semplice veicoloche li porta da un luogo all’altro e che compie le azioni che gli vengono richieste. Così, lo nutrono regolarmente (fin troppo regolarmente!), gli fanno la doccia, il bagno, lo mettono a letto la sera nella speranza che un buon riposo (spesso neppure così buono) lo renda capace di ripetere all’indomani le stesse prodezze del giorno precedente... e così, giorno dopo giorno, in un interminabile alienante logorio.
Purtroppo, un simile comportamento di uso puramente strumentale ed inconsapevole del proprio corpo finisce, prima o poi, per presentare il conto. Tre adulti su cinque soffrono, a svariati livelli, di dolori alla schiena o al collo (la famosa cervicale ... ); aggiungeteci coloro che sono assillati da mal di testa, emicranie, disturbi articolari di varia natura (artriti, tendiniti, sciatiche, ecc.) o al sistema nervoso e avrete un’idea di come, in definitiva, stiamo parlando praticamente di tutti, te lettore o io scrivente compresi.
Per farsi un’idea della loro diffusione basta pensare che, negli soli Stati Uniti, si spendono annualmente qualcosa come 30.000 miliardi di lire per il trattamento di questi disturbi!
UN’ARTE ANTICA
Eppure sarebbe così semplice risolvere il problema. Per secoli il dolore è stato alleviato con il tocco: l’arte del toccare è infatti una delle più antiche arti di guarigione. Purtroppo, oggi l’uomo si è così allontanato dal corpo che gli risulta incomprensibile capirne il linguaggio e i richiami.
Fortunatamente grazie ad alcuni maestri indiani illuminati, ad un processo di riavvicinamento tra Oriente e Occidente e ad una riscoperta dei rapporti tra mente e corpo, diverse scuole di guarigione si sono riproposte con vigore in questi ultimi decenni. Tra queste, quella sviluppatasi attorno al maestro Osho ha avuto un notevole successo e un’ampia diffusione, permettendoall’arte di comunicare con il corpo attraverso il tatto di propagarsi nel mondo. Ed è proprio a quest’arte che ci riferiremo qui (per mio esplicito percorso personale), senza tuttavia togliere alcunché al merito di altre scuole.
Il tatto, dunque, o tocco consapevole, crea relax, eliminazione del dolore e, cosa più essenziale, porta a quella dimensione qualitativa di silenzio che costituisce la premessa al contatto meditativo interiore. Le nostre vite sono così occupate, le nostre menti così attive che, quando ci capita l’occasione di sdraiarci su di un tavolo da massaggio, scopriamo una dimensione insospettata delle nostre potenzialità. Di fatto, i bodyworkers (terapisti del corpo) della scuola di Osho hanno una qualità in comune, indipendente da tipo di approccio: un’abilità a toccare che proviene dall’essere “qui ed ora” e non da una formula o una ricetta standard.
Sono capaci di vedere e sentire il corpo di un altro, di permettere alle risposte di emergere spontaneamente da dentro di loro e di lasciarsi trasportare dalla loro spontaneità. Questo è un aspetto, importantissimo: molti terapisti, per esempio, giunti da Osho dopo aver praticato altre tecniche corporee, dopo un periodo opportuno di training, perdono quella rigidità imposta loro dalle scuole precedenti, sostituendola con una reale abilità a rispondere. Ciò ha a che vedere con la capacità di entrare in contatto con gli altri in modo responsabile.
Solitamente, si attribuisce al termine responsabilità un significato serioso e pesante. Un’accezione piuttosto distante dal significato originale di questa parola: ossia abilità a rispondere (responsabilità). Così, generalmente, non rispondiamo, ma reagiamo all’atto. Il reagire è una risposta superficiale, automatica, un meccanismo di difesa. Rispondere comporta l’agire dopo aver ponderato, cioè dopo aver lasciato entrare dentro di noi le parole o l’azione dell’altro, averne sentito l’effetto e fatto salire da dentro la nostra risposta.
La tecnica, pur se eccellente, deve essere vista come l’Abc di un linguaggio di comunicazione e non come un fine a sé stesso. Da questo atteggiamento d’apertura deriva la possibilità di vedere, sentire e rispondere con pienezza.
La tecnica è la radice, ma la risposta al momento è il vero sbocciare, il fiorire dell’arte. Ogni persona ha la sua propria fragranza, il proprio umore (sapore). E’ impossibile così ricevere o dare la stessa sessione (seduta di massaggio) due volte di seguito. Non esiste una sessione tipo da ripetersi in continuazione! Perfino lo stesso cliente è ogni volta diverso.
ASCOLTARE IL CORPO
Oltre alle tecniche con le mani, nelle terapie corporee vi sono anche delle tecniche di consapevolezza che non usano tavoli da massaggio. Una volta nata la curiosità per il proprio corpo, le possibilità offerte a chi voglia approfondire e conoscere meglio sé stesso sono infinite. E’ un viaggio dalle infinite opportunità. Improvvisamente, si diventa più consapevoli del proprio corpo, ricordandosi finalmente di averne uno. Si osserva come si cammina, si percepiscono le sensazioni che i piedi trasmettono... insomma si comincia realmente ad ascoltare il corpo, invece di prestare attenzione solo a ciò che giunge dalla mente. Può accadere così che uno cominci a far caso alle piccole abitudini cristallizzate a cui non aveva mai badato prima: la mascella serrata quando prende una decisione, le sopracciglia aggrottate quando pensa o cerca di risolvere un problema, e così via. Sono espressioni automatiche; involontarie. Ma ciò che è vero in un senso lo è pure nell’altro: certe espressioni e azioni suscitano in noi determinati umori e atteggiamenti. Provate, ad esempio, ad aggrottare le sopracciglia per alcuni momenti, senza necessariamente pensare a qualcosa di serio: in poco tempo inizierete a sentirvi effettivamente seri, perfino irritati! Se il telefono squilla in quel momento, vi infastidite; se qualcuno chiede di usare la vostra automobile, forse vi rifiutereste.
NELL’ERBA CON CALMA
Una prova interessante da fare è quella delle spalle. Se ricordate, esiste una legge di gravità... verificate se le vostre spalle sono in accordo con essa! Vi accorgerete probabilmente che non lo sono affatto: potreste rilassarle di più, farle scendere addirittura di un
paio di centimetri... sentendovi molto meglio. Magari, a quel punto, il vostro corpo desidera fare un bel respiro profondo, come per liberarsi di quell’inutile sforzo di mantenere le spalle erette in posizione innaturale.
Il nostro corpo è un magazzino di memorie. Ogni evento, sia fisico che emozionale, viene conservato nella muscolatura, nelle articolazioni e nelle ossa. Queste passate emozioni, paure o traumi, creano tensioni e, conseguentemente, anche cambiamenti pronunciati della struttura fisica (o postura).
Avete mai messo, da bambini, il piede su un pezzo di vetro o su di un chiodo? Se sì, allora avrete notato che, ancora oggi, quando camminate a piedi nudi in qualche luogo particolarmente buio, magari sulla sabbia o nell’erba, prima di posare il piede qualcosa in voi va in allarme rosso? Diventate cauti, guardinghi e qualcosa vi trattiene mentre fate i vostri passi! Quella sensazione di trattenimento energetico è la memoria del dolore, la memoria di un evento che è ancora lì, depositato in voi, appena sotto la superficie della vostra coscienza e... del vostro piede. La paura che vi succeda nuovamente oggi è trattenuta nel corpo e spesso, quando camminate in circostanze similari, qualcosa in voi si sente insicuro.
Il lavoro sul corpo, specialmente il massaggio profondo, può aiutare a liberarvi da questo passato memorizzato, e permettere al vostro corpo di rispondere più spontaneamente al presente, senza subire i condizionamenti di reazioni inconsce risalenti ad esperienze dolorose del passato. Potrete così adagiare il piede nell’erba con calma, sentire il terreno sotto la pianta con totale trasporto, senza alcun bisogno di trattenere l’energia del piede anticipando un immaginario dolore.
GUARDANDOCI ALLO SPECCHIO
Le implicazioni di quanto sopra sono rilevanti, considerando l’odierna speranza di vita occidentale: aggirandosi sui 75 anni costringe il nostro corpo, anno dopo anno, ad accumulare paure e ricordi negativi.
Se vi chiedete cosa abbia a che vedere tutto ciò con voi, allora effettuate quest’esperimento: Ponetevi in piedi di fronte ad uno specchio e ascoltate attentamente ciò che vi passa per la mente mentre vi guardate. Non ci vorrà molto perché abbiate la sensazione di aver in testa un televisore a pieno volume; un chiacchiericcio continuo che, anche se spostate gli occhi su un’altra parte del corpo, riprende subito come se cambiaste canale televisivo.
In effetti, abbiamo tutti una sorta di programma Tv immagazzinato nella mente; un programma che salta fuori, automaticamente, ogni volta ci guardiamo allo specchio o che vediamo la nostra immagine riflessa. La mente seziona il corpo, crea divisioni laddove in natura esiste solo armonia ed equilibrio. Il giudizio che abbiamo di una qualche parte del nostro corpo non abbastanza bella, lunga, corta o carina, può generare un’alienazione di quella parte. Vivendocela negativamente, quella stessa parte finisce per sentirsi staccata dal tutto, rifiutata, non nutrita, desiderosa di atrofizzarsi, di sparire.
Mediante il lavoro sul corpo e il massaggio, possiamo, in poche sessioni, ricominciare a rilassarci, ad accettarci come siamo fatti. Appena la mente si rilassa e si í riducono i suoi giudizi, le gambe (o qualsiasi altra parte) che non riconoscevamo più come nostre - per la loro linea poco piacevole - tornano ad essere parte integrante di noi.
E’ una cosa stupefacente vedere come il corpo possa cambiare la sua forma in poco tempo, quando riceve un po’ d’amore e d’apprezzamento!
Più il tocco è aggraziato ed attento, più la nostra attitudine ai contatti si trasformerà. Oggi tendiamo a ridurre sempre più i contatti fisici. La paura dell’Aids agisce probabilmente a livello inconscio e, quasi soltanto nei Paesi latini si possono ancora vedere persone abbracciarsi tra loro. Toccarsi genera paura dell’intimità e l’intimità spaventa.
A CUOR LEGGERO
Chi ha ricevuto delle sessioni di lavoro sul corpo, è spesso indotto a toccare maggiormente la moglie, il marito, i figli o la madre... a toccarli con più facilità, con gioia e vitalità. Toccare l’altro in modo rilassato e col cuore leggero (che non è a cuor leggero, ovvero inconsapevolmente, ma con attenzione e premura) è toccare con tutta la nostra attenzione priva d’inibizioni, con la nostra gentilezza carica d’umanità.
Il massaggio, specie quello profondo, dà piacere e gioia al corpo. Recenti studi sul cervello hanno appurato come esso sia una ghiandola e non soltanto una sorta di computer biologico. Il nostro cervello (in realtà l’intero organismo) secerne ormoni che influenzano direttamente le nostre emozioni, attitudini e modalità comportamentali. Lo scienziato Norman Cousins, sul NewEngland Journal of Medicine, hadescritto ad esempio la sua esperienza riguardo al potere ringiovanente delle risate, e sul fatto che esse sono esperienze di piacere dove si mescolano umorismo, soddisfazione e gioia, che liberano ormoni della felicità dall’elevato potere di guarigione.
Lui. stesso, peraltro, si sta curando da una grave malattia con una tecnica terapeutica basata sulle risate.
AMA IL TUO CORPO
Se il lavoro sul corpo crea gioia, piacere e contentezza è presumibile che influenzi pure il modo con cui ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri.
Ricevendo regolarmente lavoro sul corpo si innesca un effetto cumulativo che contribuisce ad una stabilità mente/corpo. Più percepiremo il nostro corpo, più lo accetteremo e lo potremo amare: è un processo a catena che si amplifica a spirale. Felicità e benessere creano felicità e benessere!
“Ama il tuo corpo, allora. E’ il tuo corpo, un dono di Dio. Godine e abbine cura. Ciò significa fare esercizi fisici, nutrirsi e riposare adeguatamente; significa ascoltarlo e prestarvi attenzione così come prestiamo attenzione all’auto o al computer, ascoltando qualsiasi piccolo rumore indice di malfunzionamento.
L’organismo umano è un meccanismo perfetto e meraviglioso che merita tutta la nostra dedizione: sia che dormiamo o che agiamo, che siamo consapevoli o inconsapevoli, continua a funzionare con silenziosa efficienza... Perfino se non ce ne prendiamo cura continua a servirci! Allora come non serbargli tutta la nostra gratitudine?” (Osho).
*L’autore si occupa da oltre 15 anni delle metodologie corpo-mente. Insegnante di Osho Rebalancing, conduce week-end introduttivi alle tecniche di massaggio profondo e dirige, annualmente, dei Training professionali formativi nelle Marche.
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Articolo apparso su Re Nudo
"OSHO REBALANCING"
di Shunyam R. Deretta
Il Rebalancing si è affermato come una delle terapie corpo/mente più complete, perché, data la molteplicità di tecniche in esso confluite, è possibile ai suoi operatori adattare il proprio lavoro alle esigenze del loro cliente, al suo ‘qui e ora’.
Ma cos’è il Rebalancing? E un massaggio profondo, cioè un massaggio del tessuto connettivale (provenienza Rolfing) combinato con un lavoro sulle articolazioni (provenienza Trager), lavoro sull’energia (tecnica Alexander) e sulla consapevolezza attraverso il movimento (Feldenkrais). Il tutto condito con bioenergetica (Lowen) e liberazione emozionale (tecniche neo-reichiane). Senza naturalmente dimenticare il ruolo che ha in tutto questo la meditazione; infatti solo lavorando da uno spazio di meditazione è possibile creare quella speciale atmosfera, mista di accettazione e fiducia, in cui può accadere un vero e permanente processo di guarigione. Principio base del Rebalancing, come del resto di tutte le tecniche di massaggio profondo, è che il nostro corpo è una specie di registratore dove vengono registrate - sotto forma di blocchi, tensioni e malattie - tutte le emozioni trattenute, i traumi, gli shock che ci succedono dal momento in cui siamo concepiti fino ad oggi.
Ancora oggi ricordo vivamente una mia esperienza in proposito, durante una seduta che ho ricevuto nel 1982 nel corso del mio training di formazione a Geetam, nel deserto californiano dell’entroterra di Los Angeles. Una mia collega stava lavorando la mia gamba sinistra, senza essere a conoscenza che da piccolo, all’età di circa due anni, avevo rotto in due pezzi la tibia. Ebbene, ad un certo punto, un’emozione dirompente si manifestò, con un caldo afflusso emergente dal profondo del mio essere, attraverso il cuore; si irradiò per tutto il corpo, facendomi provare una sensazione indescrivibile di amore- calore - luce. Mi lasciai trasportare da quella sensazione respirandoci “attraverso’; mentre scorrevano lacrime di immensa gioia, sentivo la presenza di mia madre accanto a me; stavo rivivendo i momenti passati in ospedale da piccino e, per la prima volta in vita mia - avevo allora 37 anni - provai vero amore nei suoi confronti ed un profondo senso di riconoscenza per avermi messo al mondo. Come antefatto è interessante sapere che una delle cose che mi avevano sempre infastidito di mia madre, era il suo ripetere in ogni possibile occasione, a parenti e amici, quanto si fosse preoccupata per me quando mi ero rotto la gamba, restando per un mese al mio fianco in ospedale. Mi ricordo che da adolescente, tutte le volte che lei ripeteva questa storia ad altri, sentivo immancabilmente come un pugno nello stomaco ed una voce dentro di me che le gridava: “Smettila di raccontare balle, non mi ricordo proprio che tu mi abbia mai dimostrato amore!”. Inutile dire che dopo quella seduta di Rebalancing il rapporto con mia madre ha acquistato tutta un’altra profondità ed accettazione; questo come conseguenza del mio diventare consapevole di quanto in realtà lei mi fosse stata vicina con amore; questa nuova consapevolezza ha inoltre contribuito non poco a mutare il mio modo di rapportarmi con le donne in genere.
Consapevolezza è una delle parole chiave per chi si è posto coscientemente su un cammino di crescita e di evoluzione interiore. Per diventare più consapevoli del proprio corpo bisogna avere il coraggio di sentire, di andare in contatto con il dolore e con le diverse paure e quindi essere capaci di “passarci attraverso’ e poi di lasciarle andare.
Non appena le tensioni croniche si liberano, una sottile, più musicale qualità comincia a vibrare, a danzare nel corpo. Ritroviamo un’energia che ci eravamo dimenticati di avere e possiamo di nuovo usarla. Il Rebalancing è unico in questa sua qualità di far diventare il corpo simile ad uno strumento musicale, dove ogni parte comincia gradualmente a rispondere in sintonia con l’altra.
Mediante le sue mani amorose ed esperte, il Rebalancer aiuta il suo cliente a capire e a trascendere la rigida immagine che egli ha di se stesso. Questa ‘immagine di se stesso’ è unica per ogni individuo e condiziona la nostra vita in molti modi. Per questo motivo nel Rebalancing non ci sono “ricette’ che possono andare bene per tutti, ma le tecniche usate sono di volta in volta adattate alle esigenze dell’individuo al momento della seduta. Un corpo sano è capace di lasciar fluire liberamente ogni sentimento; è efficiente e aggraziato nei suoi movimenti, in grado di dare risposte consapevoli e adeguate ai bisogni reali. Una persona con un corpo simile è emozionalmente flessibile ed esprime i suoi sentimenti in modo spontaneo.
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Articolo apparso su AAM Terranuova
"IL TOCCO DEL MAESTRO"
Come diventare consapevoli attraverso il massaggio, entrando in contatto col dolore e la paura per poi lasciarli andare...
di Shunyam R. Deretta
Il paziente? Ogni approccio medico lo tratta in modo diverso. Di certo la terapia olistica si pone di fronte a chi soffre in maniera totalmente diversa rispetto a quella tradizionale. Non più un rapporto basato sull'intento di sconfiggere il male o vincere la malattia, ma un incontro per dare energia allo star bene e infondere il convincimento che non è necessario ammalarsi. Naturalmente tutto ciò è passibile di variazioni e sfumature, tenendo soprattutto conto delle molteplici tecniche disponibili e che oggi sono rifiorite.
Uso il termine rifiorire, fiorire di nuovo, nel senso che tutte le tecniche corpo/mente tanto in auge, in realtà tornano ad affrontare il problema della salute richiamandosi, chi più chi meno, a scuole di pensiero e di terapia del passato, a volte risalenti a millenni fa.
UN PASSO INDIETRO
All'origine di ogni tecnica di massaggio profondo - l'esempio mi viene spontaneo, essendo io un terapista di Rebalancing - c'è il Chua k'a, sviluppato qualche millennio fa dagli antichi Mongoli Samurai. Questi hanno condotto uno studio molto attento su ciò che oggi chiameremmo psicosomatica, arrivando a valutare che le parti del corpo sono sede di blocchi energetici e di tensioni dovute a diversi tipi di paura. Intuirono che il corpo ha una memoria degli eventi penosi, psichici o fisici, capitati; e questa memoria ha sede non nel cervello, ma nelle diverse parti dell'organismo. La scoperta cadde nel dimenticatoio per lungo tempo, per poi essere riscoperta solo nel ventesimo secolo grazie a Wilhelm Reich, Alexander Lowen edaltri.
1 Samurai della Mongolia ritenevano che dopo ogni fase acuta la memoria del dolore è rimossa, e con- temporaneamente la parte che duole viene isolata: intorno a questa zona i muscoli non si muovono o, se lo fanno, è con il minimo movimento possibile. Un trattenersi, per non sentire dolore o dimenticarlo, che modificherà l'atteggiamento naturale ed equilibrato del corpo. Ecco come il dolore fisico si riflette sulla psiche e viceversa.
Quando si lavora sul corpo seguendo i concetti del Chua k'a occorre tenere presente il modo di porsi dei Mongoli Samurai nei confronti del concetto di energia e corpo umano. Credevano all'esistenza di un'energia capace di pervadere ogni cosa, il Kath: tutte le volte che siamo in tensione o proviamo paura e ci contraiamo, scateniamo un blocco dentro di noi che impedisce o limita l'energia nel suo naturale fluire. Lo yoga chiama questa energia Prana, lo Zen di Lao Tzu Tao.
MASSAGGIO CON SENTIMENTO
Nell'effettuare un massaggio, seguendo il principio del Chua k'a, ogni momento della terapia è un tentativo di riconnettere il corpo con il Kath, con l'energia. Questa nuova riconnessione, il rinnovato fluire energetico è la vera e propria guarigione. Principi che possono essere applicati a qualsiasi tecnica di massaggio, è però d'obbligo che ogni movimento sia fatto con sentimento e con attitudine riverente.
Gli antichi Mongoli lo esprimevano dicendo: "Questo non è il tuo corpo, non l'hai fatto tu. Esso è il Corpo Umano". Insomma un senso di riverenza cheviene dal riconoscere il corpo come un mezzo da utilizzare nel Cammino (la sede che la nostra anima usa in questa vita nel suo processo evolutivo). A causa del nostro Karma (la legge universale di causa/effetto) ci siamo allontanati dal Cammino, recando quindi danno anche al nostro fisico. E' questa la ragione per cui i Mongoli - ma non solo loro - sono certi che occorra correggere i nostri errori apportando consapevolezza.
Consapevolezza è diventata oggigiorno una parola chiave: essere consapevoli del proprio corpo significa avere il coraggio di sentire di entrare in contatto col dolore e le differenti paure e quindi essere in grado di passarci attraverso e lasciarle andare.
Ogni parte dei corpo conserva un particolare aspetto di paura e la più recente è sempre la peggiore in quanto si accumula alle precedenti. Le aree per le quali pensiamo di non avere problemi sono invece quelle dove il blocco energetico è totale. Lì la tensione è cresciuta a tal punto che la coscienza è in capace di passare.
Quando praticate un massaggio fatelo con la profonda consapevolezza dell'energia Kath. Lasciate che le vostre mani chiamino e attraggano l'energia nella zona che state trattando: mani in armonia con l'energia, che sanno cosa fare, lasciatele lavorare! Il massaggio col metodo del Chua K'a, eseguito correttamente, risulta sempre piacevole, un piacere al confine col dolore. Ma attenzione, se diventa doloroso allora il corpo assorbirà nuove paure, per cui non allontanatevi mai dalla sensazione di piacere. I Samurai sentenziavano: "se stai godendo del Chua k'a, questo è il segno che è fatto correttamente ".
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Redazionale dell'Osho Times Italiano
"ARRIVARE NEL CORPO"
Ma Prem Radika descrive gli effetti di una serie di sessioni di Rebalancing
“Chiudi gli occhi e lasciati arrivare nel corpo…” dice Mamta, mentre me ne stò in piedi, piuttosto impacciata, in attesa della mia prima sessione di Rebalancing.
Entrare in contatto con il mio corpo in questo modo deliberato e consapevole mi dà un senso di avventura, è strano comunicare così con questo tempio dell'anima che sono solita dare per scontato - a volte lo amo e lo apprezzo, altre no, e spesso lo considero semplicemente come una macchina che mi permette di andare avanti. La sessione mira a “riequilibrare” il corpo, un termine che mi fa supporre che il mio corpo possa aver perduto il suo equilibrio. E in realtà, mentre Mamta mi guida dolcemente a entrare in contatto con il corpo, noto che non sento per nulla le anche, che ho tensione nei polpacci, che le ginocchia tremano, che i piedi sono freddi nonostante fuori faccia caldo. Il collo e la zona attorno agli occhi sono tesi. Ovvio, visto che lavoro tutto il giorno al computer. La pancia è calda e rilassata, ma in generale non mi sento molto “a casa" e a mio agio nel corpo. Negli ultimi mesi ho trascurato molto il suo bisogno fondamentale di movimento.
Questa è la prima di una serie di quattro sessioni. Mentre me ne sto distesa sul lettino, Mamta comincia a lavorare sul mio corpo, partendo dalla testa per poi passare al torace. E’ un tipo di massaggio molto intenso, che va in profondità, le mani di Mamta si muovono esperte e precise su muscoli e tessuti. Mi chiede di respirare attraverso la bocca e lasciar emergere qualunque suono mi venga naturale.
Presto sento che tra noi nasce una specie di danza: il suo tocco, la mia risposta con il respiro e il suono creano un forte flusso di energia nel mio corpo. Contemporaneamente, entro in uno spazio di rilassamento profondo - a volte quasi mi assopisco - che mi conduce in meditazione, soprattutto durante il massaggio delle gambe.
Le sensazioni che provo vanno dal piacere rilassato al dolore, quando vengo invitata a lasciar che i blocchi energetici si dissolvano. Questo scioglimento dei blocchi sembra essere il "lavoro" che dobbiamo fare insieme... Mamta conclude la sessione lavorando sulla schiena, che ha bisogno di cure speciali ed è grata di ricevere così tanta attenzione. Dopo avermi lasciata riposare un pochino, mi invita a rimettermi in piedi e sentire il mio corpo. Che differenza! Mi sento attraversare da forti ondate di energia, calde e quasi elettriche, che mi fanno sentire molto viva.
Noto che prima della sessione sentivo il corpo come diviso, mentre ora è un "pezzo unico". Ho anche una grade- volissima sensazione di apertura e distensione. Mentre cammino lungo i vialetti della Comune, mi sembra di saltare su soffici nuvole rosa. Il mio modo di danzare durante l'Osho White Robe Brotherhood la sera, è diverso rispetto alle ultime settimane: più libero e sciolto - le vecchie strutture corporee mi sembrano svanite, dopo una sola sessione.
Due giorni più tardi, la schiena e il collo cominciano a farmi male, come se il mio corpo volesse mostrarmi con chiarezza quanto mi sono lasciata andare alla pigrizia scegliendo solo il “comfort”, senza badare ai suoi bisogni.
Seconda sessione: all'inizio, mentre Mamta studia il mio corpo, noto che c'è molta più leggerezza e un maggior senso di integrazione. Mi sento meno divisa. Quando lavora sulla schiena, sento salire emozioni dolorose che dovevano essere bloccate e congelate lì. Oggi collo e viso ricevono molta attenzione, ed è bello essere toccati con dolcezza e amore. Durante il colloquio post-sessione sono sorpresa di notare che mi sento più in contatto con la terra, sebbene non sia stato fatto alcun lavoro sulle gambe; collo e testa sono così leggeri che non pensavo ci si potesse sentire così. Sono pervasa da un profondo senso di gratitudine.
Terza sessione: che differenza rispetto al primo incontro! Mi sento più a casa nel mio corpo. E’ molto più vivo e flessibile, anche se la schiena manda ancora messaggi di dolore e rigidità.
Ora comprendo molto chiaramente questi messaggi: “Muoviti, fai un po' di stretching, gioca, dammi attenzione, e ti sentirai felice e in forma”.
Oggi osserviamo la differenza tra il lato sinistro e quello destro del corpo e, di nuovo, noto una divisione. Il lato destro mi sembra più piccolo, più debole, con meno energia. Mamta inizia a massaggiare il lato destro e questa volta sono in grado di lasciarla lavorare più in profondità muscoli e tessuti.
Quando mi tocca in un punto che fa male, comprendo che questo “fa male” è una mia interpretazione. Quasi sempre sono in grado di trasformare questa sensazione “poco piacevole” attraverso un respiro profondo, immaginando che il respiro vada direttamente nell'anca interessata, e immediatamente l'energia comincia a muoversi, a fluire.
A metà della sessione, dopo aver completato il lato destro, Mamta mi chiede di alzarmi e sentire la differenza tra i due lati. La differenza è enorme! Ora è il lato sinistro che mi sembra piccolo, freddo, rigido, mentre il destro è caldo, aperto, tonificato, flessibile. Non vedo l'ora di sentirmi allo stesso modo anche sul lato sinistro - è una sensazione piacevolissima. Sdraiandomi sul lettino da massaggio una volta di più capisco che, sebbene sia possibile che qualcuno lavori sul mio corpo per rimetterlo in equilibrio, questo lavoro non fa altro che ricordarmi quanto bene posso stare se dò attenzione ai miei bisogni fisici quotidiani.
Sessione quattro: Mamta decide di lavorare sul lato interno delle gambe, perché quando cammino ho la ten- denza a tenere in fuori il piede destro. Mi spiega che i muscoli e i tessuti sono spesso incollati gli uni agli altri e lavorando su quest'area si separano di nuovo.
Capisco che potrebbe essere una sessione dolorosa e inizio a respirare coraggiosamente in quelle parti dove le dita di Mamta entrano profondamente nei muscoli. Mi ritrovo a pensare: “Mi fa male e io non voglio sentire questo dolore”. In quel momento, Mamta dice: “Muoviti verso le mie dita…” e, mentre lo faccio, respirando e gemendo, e accogliendo il suo tocco invece di rifiutarlo, immediatamente la qualità dolorosa della sensazione passa e sento un intenso passaggio di energia, come un fuoco che mi sale dalle gambe e scioglie strutture congelate e blocchi di energia. Ancora una volta vedo quali profondi cambiamenti può produrre l'alchimia dell'accettazione. E sento anche l'impegno totale di Mamta nel suo lavoro, la capacità di essere totalmente presente con me. Questa qualità, insieme al mio contributo al processo - il mio desiderio di cooperare e aiutare il suo lavoro - opera la magia di trasformare l'energia che a sua volta genera gratitudine e silenzio. Alla fine, sento che le mie gambe sono come rinate. Mi sento solida, piena di energia e al tempo stesso flessibile - ho voglia di correre e di ballare e sono di ottimo umore. Nel salutare Mamta ancora una volta riconosco che la sfida reale sta nella capacità di mantenere questo livello di benessere nella vita quotidiana, portando maggiore consapevolezza nel modo di camminare, di muovermi, di fare sport, dando al mio corpo l'opportunità di mantenere la sua naturale integrità.
MAMTA PARLA DELL’OSHO REBALANCING
Verso la fine degli anni settanta molti terapisti provenienti da formazioni diverse si erano radunati attorno a Osho nella Comune di Puna e qui, guidati da lui, misero insieme le loro capacità. Da questa atmosfera creativa nacque una nuova forma di massaggio profondo e olistico. Nel 1980 Osho lo chiamò Osho Rebalancing.
A tutt'oggi sono più di 1000 le persone specializzate nel Rebalancing.
Il Training di Osho Rebalancing, che nell'Osho Commune di Puna dura tre mesi e mezzo, ha luogo una volta all'anno e, oltre a preparare le persone a svolgere un'attività professionale, rappresenta anche un profondo processo di trasformazione interiore.
Vi si insegna una serie di dieci sessioni che lavorano su ogni parte del corpo, in modo da permettere al cliente di sentire di nuovo il corpo come un insieme organico in equilibrio.
Poiché con ogni sessione si va sempre più in profondità - raggiungendo cioè i muscoli più interni - inevitabilmente si entra in contatto con le emozioni, gli atteggiamenti verso la vita e i vecchi schemi di comportamento.
Ma, come avrete notato dal resoconto di Radhika, anche una sola sessione può far aumentare la consapevolezza del corpo.
Da quando lavoro come rebalancer ho incontrato tanti corpi diversi con bisogni diversi. Quindi ogni sessione è una nuova esperienza di apprendimento per sviluppare le mie capacità e riuscire a entrare in sintonia con quella particolare persona, che è molto di più del solo corpo, e lavorare armoniosamente insieme.
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Osho Times Italiano
Interviste Studenti di Rebalancing
Diamo ora brevemente uno sguardo alla nostra realtà: in Italia il Rebalancing ha una discreta diffusione. Dal 1982 ad oggi più di 100 italiani si sono specializzati in questa terapia corpo/mente e molti di essi lo praticano professionalmente con successo.
Shunyam, il primo italiano ad essersi specializzato in Rebalancing, nel 1982, attualmente sta coordinando il Training italiano che, diviso in vari blocchi, ha la durata di due anni.
Gli abbiamo chiesto: “Nella vastità di terapie che emergono nell’area New Age, qual è secondo te l’originalità del Rebalancing?”
“Il Rebalancing, oltre a essere un processo di trasformazione fisica e psicologica, ci fa acquisire, con un’esperienza interiore diretta, la capacità di aprirci al mondo della meditazione, in quanto ci riconduce nel qui e ora. Solo da questo spazio è possibile creare momenti di espansione della consapevolezza. Consapevolezza del corpo, della mente e delle emozioni. E da lì è facile capire che la nostra vera realtà è quella di essere dei testimoni.”
Abbiamo incontrato alcuni degli studenti del Training in corso in Italia e abbiamo cercato di farci un’idea, più dall’interno, di cosa significa prendere parte a un processo così impegnativo qual è un training della durata di due anni.
“Mi aspettavo che imparare una tecnica di massaggio volesse dire lavorare esclusivamente sugli altri, mi ha colpito scoprire invece che dovevo cominciare da me stessa, dal mio corpo e dalle mie sensazioni.
Osservando il respiro percepisco i blocchi che vi sono all’intemo: tem- po fa mi sono accorta di respirare quasi esclusivamente dalla parte sinistra e che la destra, nella zona del fegato, era completamente bloccata. Mi sono, per così dire, sintonizzata con quella parte, respirandoci dentro dolcemente e dopo pochi secondi ho rivisto episodi di tre mesi fa, in cui ho perso il lavoro. Rabbia, tristezza, dolore e senso di impotenza, sono spuntati come dal nulla insieme anche a tanta chiarezza.
Niente è facile per me in questo momento, ma è tutto assolutamente chiaro e posso pazientemente costruire qualcosa ancora una volta...”
Questo è ciò che Ma Prem Mani, di Torino, ha condiviso con noi parlando della sua esperienza nel Training di Rebalancing.
Cristina è un’impiegata di Padova sulla trentina. “Cosa ti colpisce del training e come questo influisce sulla tua vita?”
“Mi colpisce com’è strutturato. Il fatto che sia suddiviso in blocchi di 10 giorni ogni 3 mesi circa, permette veramente di integrare nella vita di tutti i giorni il lavoro molto intenso e profondo che facciamo insieme, dandogli continuità. Il processo del Training mi aiuta a ritrovare una giusta dimensione, uno stato meditativo: quando finisco un massaggio generalmente sto bene, mi sento tranquilla e in pace. Ho scoperto una nuova forma espressiva, un modo di dare senza fraintendimento, cioè senza aspettarsi niente in cambio e senza il bisogno, da parte dell’altra persona, di ricambiare.
Ero da tempo alla ricerca di qualcosa di simile, qualcosa che mi aiutasse a mettermi in relazione con gli altri in un modo che io sento vero e profondo e contemporaneamente avere l’opportunità di lavorare su di me, per la mia crescita personale”.
Maria Rita Melis è un’insegnante di Oristano (Cagliari). “Mi ha fortemente stupito del Rebalancing la capacità/possibilità di risvegliare l’energia. Mi sono resa conto di quanto la mia mente, piena di condizionamenti famigliari e sociali, abbia sempre soffocato la mia energia e la combinazione di lavoro sul corpo e meditazione mi aiuta a sbloccarmi.”
Akhil ha 44 anni, sposato con figli, vive vicino a Bergamo e si è buttato nell’avventura di questo Training per lavorare con costanza su di sé e aprirsi nuove possibilità di lavoro future.
“... la cosa che più mi colpisce è senza dubbio come l’attenzione venga posta in primo luogo su di me, sul mio corpo, il mio respiro, le mie mani e i miei piedi. Questo porta a una maggiore consapevolezza quando poi sono io a dare un massaggio.
‘Cosa ho imparato di nuovo riguardo a me stesso?’ Quando lavoro su di me in profondità, nuove o vecchie cose emergono in superficie; una di queste è stata il rendermi conto di quanto io sia poco consapevole dei bisogni del mio corpo e come ciò mi abbia creato e mi crei tuttora disagio e difficoltà nella vita quotidiana. Rispetto al passato mi accorgo molto più velocemente quando il mio corpo si appesantisce e quando l’energia comincia a ristagnare. Certamente, questo nuovo rapporto con me stesso e con il mio corpo mi porta a una maggiore apertura e fluidità”.
Luglio 1998
Dopo quello di aprile, questo è il nostro secondo appuntamento con l’Osho Rebalancing, che volevamo seguire nel suo sviluppo, di ‘blocco in blocco’, come vengono definite le diverse fasi di apprendimento.
Avevamo già potuto renderci conto che il Training non insegna, per così dire, solo un mestiere, ma conduce i partecipanti in un viaggio alla scoperta di se stessi. E’ questo percorso interiore che vogliono condividere con noi i partecipanti intervistati da Shunyam.
Shunyam:
“In questo terzo blocco abbiamo lavorato su due sessioni della serie del Rebalancíng, la terza e la quarta. Il lavoro sui fianchi, bacino e spalle (nella terza) per aprirci agli altri e di nuovo intorno al bacino e all’interno delle cosce per iniziare un lavoro di esplorazione della nostra sessualità (nella quarta).
Il lavoro di questi 10 giorni ci ha permesso di scioglierci l’uno nell’altro; lo spazio di amore che si è creato fra noi ci ha spesso unito nelle lacrime e nelle risate”.
Lavanya: sannyasin da 17 anni, vive a Livorno: “Ho realizzato che ogni sessione è sempre più profonda della precedente, così come il lavoro su di me. Ad un certo punto ho avvertito che, sia i punti che tocco con il rnassaggio, sia i miei spazi interiori, sono molto sensibili e un approccio troppo immediato sarebbe solo invadente e doloroso.
Ho così capito che il mio modo di andare in profondità è stare nel piacere. E’ attraverso il rispetto, la cura, la presenza e la dedizione; la grazia nel toccare un corpo ha risvegliato dentro di me dolcezza e questa sensazione sta attualmente rivoluzionando la mia vita, sto convivendo con qualcosa che solo ora comincia a esprimersi, qualcosa di nuovo, meraviglioso e soprattutto piacevole. Sono contenta perché mi sembra di aver trovato il mio modo di toccare: ho la sensazione che Osho sia arrivato nelle mie mani.
Per cinque anni mi sono divertita a essere totale nel mondo, spesso perdendomi. Il Training mi ha riportato in uno spazio di meditazione e, quando sono in questo spazio, i problemi si dissolvono. Mi sono accorta che dare un massaggio, oltre che piacermi, mi fa star bene. E’ una meditazione che succede da sé. Spero quindi di massaggiare sempre di più e alimentare così il mio piacere e non i miei problemi”.
Chaitanya è un giovane sannyasin di Ravenna: “Ho scoperto che dentro di me c’è un grande spazio, dove sono riuscito a entrare proprio col lavoro di queste due ultime sessioni. In particolare la terza mi ha permesso di sentire, allentando le mie resistenze, la forza che c’è in me e di restare centrato ascoltando l’altro, sia nel ricevere che nel dare, maturando la consapevolezza di ciò che è in me a livello emozionale: paura, rabbia, tristezza, gioia e dolore, tutto in una atmosfera di intimità e di grande fiducia, che mi ha dato forza e benessere. Tornando a casa, dopo ogni blocco del Training, vedo che i problemi si ridimensionano; sento più libertà nel prendere decisioni e fare scelte. Non accantono più i problemi e vedo che anzi si stanno trasformando in un’energia interiore che lavora su se stessa e cresce, facendomi sentire più onesto, creativo e spontaneo”.
Amrita, insegnante di Napoli. “Il Training sta diventando un viaggio dentro di me sempre più profondo. Nella terza e quarta sessione ho dovuto decidere fra il controllo e la resa. Ho scelto di arrendermi. Da troppo controllavo la mia energia e non aveva più senso. Ho lasciato che il corpo facesse il suo lavoro. Il mio corpo sta acquisendo qualcosa, sta riappropriandosi di se stesso. Io lascio che accada, accetto, non interferisco con giudizi. Fino in fondo l’ho percepito come amico. E’ una sensazione di freschezza, di innocenza, di gioia. Ho scoperto una vasta gamma di espressioni, mi sento più aperta alle emozioni e più salda in me stessa. Lasciando salire ciò che succede, osservo divertita e lo accetto. Ho scoperto che darmi qualcosa di cui ho bisogno non è fare qualcosa contro gli altri. Tornare a casa, dopo, è stato molto bello. Nessuna separazione fra prima e dopo. Un’emozione fortissima nel rivedere le persone che amo, i luoghi della vita ordinaria. Ho ancora tanta energia, la esprimo, è contagiosa. Mi sento felice e lo dimostro, sento di non aver paura di me stessa. Sono passati molti giorni dalla fine del blocco e non mi sono ‘riadattata’. Gli altri mi chiedono com’è che sto ringiovanendo. Io rido. A scuola sto insegnando agli alunni danze popolari e mi sto divertendo da morire. Mangio poco e bevo molto. Faccio molte sessioni di massaggio (è un compito a casa ... ) e con la meditazione mi riconnetto con la parte più profonda di me.
I piccoli problemi quotidiani sono cose di cui mi occupo e non mi preoccupo. Sento di più gli altri, li capisco... e la musica di Zucchero và..., lascio tutto e mi metto a ballare; è così divertente impazzire!
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“TOCCARE ED ESSERE TOCCATI IN PROFONDITA'”
di Unmila Malfatti
Avrà vent’anni nel duemila, si diceva negli anni ottanta, ed ora ecco che il duemila è alle porte e l’Osho Rebalancing compie vent’anni.
“Cosa è o cosa ha di speciale l’Osho Rebalancing?”
E’ un insieme di tecniche corporee studiate e approfondite in un ambito particolare, quale è un Ashram spirituale, per proporre al mondo una via di guarigione del corpo - mente - spirito, attraverso un massaggio che si rivolge al corpo e nel contempo coinvolge, a seconda della sensibilità della persona che lo riceve, la parte mentale e quella spirituale.
Quando capitò a me di “ricevere” questo massaggio – già lavoravo con una tecnica di bodywork, la Postural Integration - mi successe qualcosa di così straordinario che mi fece decidere, senza alcun indugio, di chiedere dove, come e quando era possibile imparare questo modo di “fare massaggi”.
Ero in America. Tornai in Italia, racimolai la cifra necessaria (che sembrava pazzesca) e tornai velocemente per dedicare quattro mesi all’apprendimento. Fu così che iniziai un viaggio personale nel mio mondo interiore: non più chiacchiere sulle emozioni, ma emozioni da risvegliare e vivere. Esperienze che mi avvicinassero sempre di più alla Verità e alla Conoscenza.
Nessun libro, nessun essere umano può donarci la conoscenza. La vita, momento per momento, se solo siamo ricettivi ed aperti, è la maestra più generosa. Spesso è stato chiesto come possa un massaggio aiutare a crescere. La risposta è semplice: il tatto è il senso più antico. Già nell’utero le nostre mani si muovono per “conoscere”. Quando siamo nati, le mani sono state il veicolo che ci ha permesso di toccare, sentire, conoscere.
Le cellule dei nostro corpo sono intrise di dati di conoscenza soggettiva che aspetta solo di essere portata alla luce. Memorie antiche, quanto è antica la nostra anima, ed attuali quanto lo siamo noi.
Inoltre il primo contatto con la realtà sono state due mani che ci hanno accolto, quelle dell’ostetrica, del medico, della madre, del padre.
La nostra gioia o tristezza di allora dipendeva da quelle mani, dalla qualità e quantità d’amore che esse sapevano trasmetterci. L’amore è stato il nutrimento prioritario. 1 manuali di psicologia parlano degli esperimenti fatti su neonati nutriti allo stesso modo dal punto di vista alimentare, ma toccati o non toccati
Quelli che avevano avuto, oltre al cibo, anche un contatto fisico amorevole crescevano, fisicamente e mentalmente, il doppio diquelli nutriti in maniera asettica, senza contatto fisico. Cito questa memoria perché l’Osho Rebalancing parte proprio da questo presupposto: “curare le ferite d’amore che hanno generato blocchi nella crescita fisica, mentale e spirituale.
La corrente psicologica cui si rifà è quella reichiana: leggiamo il corpo, i traumi e le difese, secondo la griglia di lettura proposta da Wilhelm Reich, proseguita ed ampliata da Lowen.
Sono modelli di riferimento, che aiutano gli operatori a muoversi sul corpo per ridare spazio, laddove c’è contrazione, a tutta l'energia sommersa, alle emozioni belle e brutte - alla creatività spesso castrata dalla paura di vivere. Sembra strano, ma ogni grammo di energia che noi usiamo per "difenderci da…" lo togliamo alla libertà di vivere.
Spesso preferiamo non rischiare di respirare di più, di agire di più, di gioire di più, di vivere di più, pur volendolo, solo perché abbiamo "paura" del nuovo. Paura di non farcela, paura di non avere il diritto, paura dell'abbandono, paura, paura, paura… La paura è contrazione, è l'opposto dell'amore che è espansione.
La contrazione genera a lungo tensione, malattia. Ecco perché l'Osho Rebalancing aiuta a guarire: semplice- mente ridà spazio, usando tecniche mirate, all'amore per se stessi e ridà voce alla nostra gioia di vivere.
Come raggiungiamo lo scopo? Toccando i punti di "dolore” in maniera scientifica ed amorevole, aspettando che il respiro - che è poi il massaggio interno per eccellenza - si riappropri dello spazio interno, ascoltando le pulsazioni, il ritmo e la musica del corpo, e amplificando e riarmonizzando, con tocco esperto le risorse interne.
Non esiste un solo modo di spiegare questo massaggio, ma esistono tanti modi quante sono le persone che lo vogliono sperimentare. In tanti anni di pratica non sono mai riuscita a fare due volte lo stesso massaggio, perché tutto evolve e non è possibile ricreare la medesima situazione. Non sono riuscita mai a fare due volte lo stesso training di formazione, perché ogni volta devo partire da dove sono le persone. I risultati però sono spesso simili, se per risultato intendiamo che chi intraprende questa via di ricerca e di guarigione, alla fine nel suo quotidiano, si sente soddisfatto di sé,
del lavoro che fa, dei rapporti che ha con il mondo esterno. Non è una panacea, è un percorso di consapevolezza del proprio sé fisico, per cominciare.
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Questo vuol dire prendere coscienza che il corpo in cui viviamo è la nostra prima ed unica vera casa. Pertanto va curata e usata con amore e rispetto. Il corpo usa un suo linguaggio per comunicare. E’ un linguaggio binario, semplice ed essenziale e vuole essere ascoltato, anche perché spesso fa da tramite con il nostro inconscio. Possiamo dialogare con questa nostra parte attraverso il corpo. La kinesiologia ne è la testimonianza scientifica. Attraverso un test kinesiologico, per esempio, possiamo sapere se una determinata sostanza è utile o meno al nostro corpo, se un organo piuttosto che un altro è la causa prima di un malessere, a volte addirittura possiamo stupirci nel verificare che abbiamo un'emozione che ci sta impedendo di stare bene. |
Questo nell'ambito della kinesiologia; nel massaggio le informazioni non sono molto diverse: la resistenza muscolare è spesso espressione di azioni non agite o emozioni non espresse. Essere massaggiati in alcune parti può significare sentire il dolore fisico. Dentro il dolore fisico frequentemente c'è un dolore psichico che può venire a galla sotto forma di emozione. Si tratta questa volta di dare spazio al "no” che c'è dentro, sia esso rabbia o semplicemente un pianto antico.

In un arco di tempo si riesce ad osservare cosa accade nel corpo, come e dove tendiamo ad accumulare le tensioni, ovvero le emozioni. E così che piano piano diventiamo veramente padroni in "casa nostra" e scegliamo come vogliamo viverci. Diventare consapevoli è una scelta di vita, della qualità della vita. Il massaggio apparentemente è la via più semplice e più diretta perché parte da una posizione di ricettività: la persona è sdraiata, riceve, non deve fare nulla. Sembra facile, non credete? t la cosa inizialmente più difficile. Per la maggioranza delle persone, a livello internazionale, è più facile "tener duro" e "trattenere” piuttosto che lasciar andare e permettersi di ricevere. E’ più facile non respirare o respirare appena, piuttosto che usare la propria capacità respiratoria. Ancora, è più facile fare di tutto per non sentire, per ignorare, il proprio piacere ed il proprio dolore piuttosto che viverlo ed esprimerlo. Per molte persone, riappropriarsi delle proprie emozioni e darsi il permesso di esprimerle ha avuto l'equivalenza di una rinascita. Ho visto persone fuggire davanti alla soglia della propria libertà, così come ne ho viste altre esultare ed andare in giro coi tamburo a dire che avevano ritrovato se stesse. Alcune si sono, come me, innamorate di questa strada di conoscenza, ed oggi sono operatori che diffondono il nostro lavoro in Italia e all'estero.
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Articolo dell'Osho Times Italiano
"DAL BODYWORK ALLA BEATITUDINE"
di Rakesh
Rakesh, uno dei pionieri dell’Osho Rebalancing, ricostruisce il percorso evolutivo di questa innovativa arte terapeutica.

Ma è proprio questo che accade, il 21 marzo per essere esatti, quando Osho si stabilisce al 33 di Koregaon Park. Anni dopo, nel 1980, la Comune accoglie centinaia di discepoli e moltissimi visitatori. Il campo di energia che si è formato attorno a questo maestro è il maggior punto di richiamo del globo per coloro interessati alla crescita ed alla trasformazione interiore.
qualche decennio in anticipo rispetto ai contemporanei e per questo venne perseguitato e vessato dallo 'status quo'. Era un allievo di Freud, il fondatore della psicoanalisi, un sistema che analizza la mente per trovare soluzioni alle infelicità delle persone. Reich cercò tali risposte nel corpo e scoprì che corpo e mente non sono separati, ma costituiscono un'unità inscindibile, il corpo/mente.Scoprì che il flusso dell'energia vitale può essere bloccato da tensioni muscolari croniche e che questa energia bloccata ci obbliga a vivere al minimo dei nostro potenziale. Usando il tocco, il respiro, il movimento e la terapia verbale, Reich cercò di recuperare quella che lui definì “potenza orgasmica”- uno stato in cui ci si abbandona al flusso naturale dell'energia attraverso il corpo/mente.
Egli chiamò questa energia “orgonica” (in Oriente viene chiamata prana o Ki). L’energia orgonica, quando può circolare liberamente, genera sensazioni di felicità, soddisfazione e appagamento. Questa energia primaria, che secondo Reich è di natura sessuale, si espande ben oltre la sessualità. Sfortunatamente i detentori dello status quo non compresero mai la parte “oltre” il sesso. Sentendosi minacciati, cercarono di distruggere il lavoro di Reich. Naturalmente avevano ragione a sentirsi minacciati. Il lavoro di Reich era sovversivo, rivoluzionario, foriero di un futuro migliore.
Alcuni anni più tardi, Osho - che era in anticipo di mille anni rispetto ai contemporanei - riconobbe la validità del lavoro di Reich all'interno di un contesto tantrico e onorò Reich con il “sannyas¹ postumo” dicendo.- "E’ uno di noi".
Per esempio, è in questi anni che Ida Rolf creò un sistema di massaggio realmente innovativo, conosciuto come Rolfing o anche come Integrazione Strutturale. Il Rolfing mira a neutralizzare gli effetti della forza di gravità agendo sulle rigidità e sulle posizioni coatte del corpo. Secondo tale approccio è la forza di gravità a logorare i nostri corpi ed a condurci prematuramente verso la tomba.
Quando gli effetti della forza di gravità vengono ridotti al minimo, viviamo meglio e più a lungo. Ida Rolf si vedeva come "un ponte su cui molti dovranno camminare".

Sempre in questo periodo un allievo di Reich, Alexander Lowen, crea la bioenergetica, un potente strumento che agisce sul corpo per guarire i problemi della mente. Altri reichiani sviluppano terapie che mirano a liberare il respiro. Questo, anni dopo, sfocia nell'esplosione di terapie del respiro, come il Rebirthing, che si propone di ripulire la memoria cellulare del corpo risalendo al momento della nascita e spingendosi anche più indietro nella fase prenatale.
In questo periodo nascono e fioriscono molte altre terapie innovative. Tuttavia, alla fine, quasi tutti sono d'accordo con Lowen, il quale, dopo oltre mezzo secolo di attività deve riconoscere che la terapia ha i suoi limiti - non tutte le ferite possono essere sanate in questo modo.
Perché no? In parte perché la mente si nutre di “problemi” e ne crea costantemente di nuovi. Nella visione di Osho, invece, la terapia viene usata per riattivare il flusso di energia vitale nel corpo/mente al fine di trascendere la mente stessa.
Moishe Feidenkrais, un altro genio nel campo terapeutico, basò il suo sistema sull'aumento della nostra “consapevolezza corporea” in tutti i suoi movimenti. E’ questa maggiore consapevolezza a scatenare il processo di guarigione. Feldenkrais era in grado di osservare anche i più sottili movimenti del corpo e riusciva ad insegnarlo agli altri. Osho si spinge ancora più in là, insegnando ad osservare colui che osserva, e definisce questo stato “l'osservatore sulla collina”.
Milton Trager insegnò ai terapisti ad entrare in contatto con il proprio corpo, con la sua flessibilità, apertura e rilassamento ed a trasmettere queste sensazioni ai clienti. Trager definisce “aggancio” questo stato di sintonia che si crea tra terapista e cliente e ne vede il collegamento con la meditazione, in cui ci si “aggancia” all'esistenza stessa (“Hook up”).
Per i terapisti di Osho è molto facile capire le intuizioni di Trager. Essi vivono ogni sessione come un'opportunità di meditazione, di contatto con una sorgente universale di energia che fluisce attraverso le mani del terapista e passa poi nel corpo del cliente, generando una danza divina: la legge della grazia in azione.
Non posso dimenticare Alexander, il creatore della fantastica tecnica Alexander e Milton Erickson che è arrivato al corpo attraverso la mente e li ha quindi riuniti da un diverso punto di osservazione.
Come Erickson, i terapisti sanno che durante una sessione, cliente e terapista entrano in uno stato simile alla trance, in cui la mente inconscia si rilassa ed è maggiormente disponibile al cambiamento, soprattutto a lasciare andare preconcetti sul proprio valore (come, per esempio “per sentirmi bene ho bisogno di respirare in maniera superficiale per potermi tenere questo sorriso stampato in faccia e avere un'aria di superiorità”).

Dopo aver sentito le parole di Osho, tutti a Pune volevano sperimentare il massaggio profondo, e fu in quel periodo che imparai la tecnica Rolfing. Poi cominciai a dare sessioni, 3 o 4 al giorno per 6 giorni alla settimana per 5 anni. Che benedizione! Che scuola! Che vita! Non trovo altre parole per sottolineare il valore che il semplice rilassarsi nel dare sessioni ha per un terapista. Non c'è scuola migliore. E se è possibile dare queste sessioni all'interno di un buddha- field² è ancora meglio, dato che l'ambiente offre un ulteriore sostegno al processo di apertura e al lasciarsi andare.
Durante il primo anno mi sentivo come un bambino totalmente sprovveduto che cavalca un'enorme ondata adrenalinica. Vedevo accadere miracoli. Tre miei clienti ebbero dei satori, delle esperienze di profondo risveglio spirituale, durante il ciclo di dieci sessioni di Rolfing. Nei libri sul Rolfing non c'era molto che mi preparasse a questo tipo di esperienze, o a quelle di persone che uscivano dal corpo e rimanevano fuori a lungo osservando tutto dall'alto, o all'incredibile presenza di amore che a volte riempiva la stanza. Una cosa è certa: il profondo rilassamento e riaggiustamento del corpo modifica ogni altro aspetto della persona.
Questi eventi, così misteriosi e meravigliosi, stimolarono il mio appetito. Ne volevo di più. Alla fine, ogni giorno e ogni sessione diventava un evento carico di mistero. E dipendeva solo dalla mia disponibilità. Fu allora che mi resi conto di essere in una scuola misterica. E, incredibilmente, questo è vero oggi come allora.
Non ricordo più la domanda che avevo fatto, né il resto della risposta. In qualche modo, con quella frase, qualcosa passò tra lui e me, qualcosa dentro di me si modificò.
Lavorare da uno spazio d'amore rende tutto più facile, divertente e bello. Osho individua nella mancanza d'amore nell'infanzia la causa di tutti i problemi e le malattie umane. Quando il flusso d'amore verso di lui si inter- rompe, il bambino si sente abbandonato, e questo a sua volta genera sfiducia nella vita in sé.
A Pune l'amore, se lasciato fluire liberamente da cuore a cuore, è l'energia guaritrice per eccellenza. C'è un altro motivo per cui Osho ci invita a coltivare il cuore: quando arriviamo nel cuore, vi troviamo il maestro, pronto a mandarci verso la parte successiva del viaggio che conduce all'Essere.
C'è un'incredibile quantità di intuizioni da sperimentare in quest'arca. Per i terapisti di Osho il messaggio è chiaro: "la terapia è una funzione dell'amore". Le tecniche, le forme, gli insegnamenti, non importa quanto acutamente intuitivi, mancano il punto se non sorgono da un cuore pieno d'amore, da un'accettazione incondizionata.
Fu nel dare e ricevere sessioni che ho vissuto le mie prime esperienze di “accettazione incondizionata”. Il ricordo della prima volta in cui ho toccato una donna affetta da deformità fisica provocata dalla poliomielite è ancora vivo in me.
Solo un momento prima avevo la pelle d'oca all'idea di toccare un'area così profondamente ferita. Poi le mie mani fecero il primo timido contatto e sentirono la traboccante vitalità di ciò che stavano toccando e fu come un miracolo. Fu come se la sua energia vitale stesse arrivandomi alle mani, mi risalisse lungo le braccia e mi penetrasse il cuore esplodendo in un enorme “Si!”. Fu l'amore a dare la sessione, e il mio si che guarì una mia ferita, stimolò il suo sì e la sua guarigione. Molti anni dopo la donna mi scrisse raccontandomi che dopo quella sessione la sua vita aveva iniziato a cambiare.

Durante l'ultima metà degli anni Settanta, moltissimi terapisti e clienti arrivarono a Pune. Ci scambiavamo sessioni, sperimentavamo nuovi modi per fare le cose, e nuovi modi di guardare a ciò che già facevamo. Anche Osho riceveva sessioni di massaggio – “il mio corpo è un test per i terapisti”. Era un periodo in cui gli facevamo domande e ricevevamo risposte, suggerimenti e indicazioni. Un periodo in cui si brancolava nel buio e ogni tanto si vedevano lampi improvvisi che illuminavano l'intero paesaggio.
In passato, l'importanza del collegamento corpo/mente/cuore sviluppatosi grazie alla meditazione, aveva dato vita a sistemi quali l'ayurveda, l'agopuntura e la medicina cinese.
Oggi anche la scienza è entrata in campo e unendosi alla consapevolezza meditativa crea una varietà di metodi di guarigione quali il sistema Craniosacrale, la Cromopuntura, l'Aurasoma, il Tachyon, per nominarne alcuni.
Quando, nel 1987, Osho dice che “l'uomo integrale è lo scopo del Rebalancing” noi riusciamo a sentire di cosa sta parlando. L’uomo nuovo che sta nascendo abita il proprio corpo in un modo diverso e più organico.
Walt Whitman ne ha parlato: “Io canto il corpo elettrico”. Osho gli ha dato una profondità infinita ed i suoi terapisti lo stanno vivendo.
¹ Sannyas: prendere il sannyas significa diventare discepoli.
² Buddha-field: campo energetico/spirituale che si crea in una comunità dove vive un Illuminato.
³ Darshan: incontro col Maestro.
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Articolo dell'Osho Times edizione italiana
"JOINT RELEASE"
- Rilascio delle articolazioni -
di Shunyam R.Deretta
Il "Joint Release" viene usato molto nel Rebalancing ed in altre tecniche di massaggio; io partecipai al mio Training di Rebalancing nel 1982, a Geetam, nel deserto alle spalle di Los Angeles. Non avevo nessuna esperienza precedente di massaggio e decisi di partecipare al Training per poter fare un'esperienza che mi permettesse di riappropriarmi del mio corpo, cioè mi permettesse di "andare dentro" alla rigidità in cui allora mi trovavo, contattare la mia energia vitale (di cui all'età di 38 anni avevo già perso il ricordo) e farla quindi rivivere. Insomma desideravo fare un'intensa esperienza di crescita personale. Non sono rimasto deluso.
Quello che mi impressionò di più, guardando le dimostrazioni dei miei insegnanti, era il modo leggero e nello stesso tempo giocoso ed intenso, che usavano per preparare il corpo a ricevere degli "strokes" profondi. (Scusatemi ma dopo vent'anni non riesco ancora a trovare una parola italiana per descrivere un movimento di massaggio). Osservandoli era evidente che lavoravano da uno spazio di cuore, nello stesso tempo davano, ricevevano e si divertivano. Era la prima volta che vedevo fare del "Joint Release" o "tragering". Ne rimasi affascinato.
Un anno dopo, mentre lavoravo col Rebalancing a Houston in Texas, ho avuto l'occasione di partecipare al Training di Trager.
Parlare di "Joint Release" senza menzionare Milton Trager non sarebbe giusto. Questo perché è Trager che ha creato una tecnica, un approccio come lui lo chiama, a cui si sono ispirati e si ispirano, magari senza saperlo, tutti coloro che lavorando col massaggio si trovano davanti ad una articolazione: un lavoro sul corpo che non è più un massaggio, ma una danza, una danza col corpo dell'altro; e l'altro in questa danza si ritrova in uno spazio più libero, soffice, leggero, dove riesperimenta qualcosa che gli ricorda il benessere che provava quando fluttuava nel grembo materno.
Il "Joint Release" prende ispirazione dal Trager aggiungendoci l'esperienza di 20 anni di Training di Osho Rebalancing, dove terapisti "bodyworkers" specializzati in tecniche diverse, si incontrano e condividono le diverse esperienze.
In una seduta di "Joint Release" tu impari qualcosa di te stesso. Attraverso l'uso di movimenti ritmici non intrusivi, dati alle articolazioni di tutto il tuo corpo, è creato uno spazio profondo di apertura. Esattamente nello stesso modo come un bebè si rilassa e smette di piangere quando è cullato gentilmente. Da quello spazio imparerai come è il tuo corpo e come potrà essere. Impari il piacere di sentirti libero e leggero, impari a lasciar andare il controllo, a sentirti integrato e coordinato, a sentirti connesso con l'energia che intorno ti sostiene. In breve impari a sentirti "intero". Tutto ciò è diretto dal cuore verso la mente mediante la creazione di quello spazio profondo e vuoto da cui sorge consapevolezza.
Che cosa offre il "Joint Release" che non è offerto da altre tecniche di lavoro sul corpo?
Offre un modo giocoso e non intrusivo per liberare dal corpo le tensioni. Senza pressione né sforzo il modo di lavorare è interamente rivolto verso l'obiettivo di creare sensazioni di leggerezza, di libertà e naturale benessere. Voglio sottolineare che normalmente esercitare una pressione su muscoli tesi oppure il forzare l'estensione di articolazioni irrigidite, può causare una reazione di dolore che può creare nuova tensione (Dico -può- perché se tali azioni vengono invece fatte nel modo opportuno da specialisti di massaggio profondo il risultato è liberatorio). Nel "Joint Release", quando il tuo collo riceve per 15 minuti dei movimenti gentili con modi e angoli diversi, ti sarà difficile mantenerne la tensione e mentre il lavoro proseguirà su tutto il corpo, comincerà ad arrivarti alla mente un fluire ritmico di sensazioni piacevoli.
Le persone non sono normalmente consapevoli delle loro tensioni. Quando un cliente viene per una seduta e gli domandiamo dove avverte tensioni nel corpo, la risposta normale è - nel collo - o magari nella zona bassa della schiena. Quando poi, alla fine della seduta, si rialza dal tavolo, una delle prime cose che dice è - non credevo di avere così tante tensioni...
Lavorando sul corpo spesso emergono anche diversi stati d'animo o emozioni. Nella nostra vita, dalla nascita in poi, siamo andati tutti attraverso molte esperienze, belle o brutte, che ci hanno formato, sia fisicamente che psicologicamente. Ogni individuo trasporta dentro di sé un intricato sistema simile ad un computer, un registratore senza tasto di cancellazione. Qualunque esperienza vi è stata messa è destinata a restare lì, e noi abbiamo sempre la possibilità di ricollegarci ad essa, tramite il lavoro sul corpo, per trasformare positivamente gli effetti fisici e psicologici che aveva creato.
A volte possono venire delle lacrime. Il nostro modo è di stare con quello che stiamo facendo, senza forzare, senza ridurre, ma dando tempo, rilassando, restando nel cuore…e lentamente ci sarà forse la possibilità che vengano delle immagini o magari una nuova luce su un particolare evento.
Al proposito posso condividere una mia esperienza personale diretta. Quando partecipavo al mio Training, durante una seduta in cui una ragazza stava lavorando sulla mia gamba sinistra, mi vennero delle lacrime. Al momento non sapevo per cosa stessi piangendo, ma mentre la ragazza continuava a lavorare amorevolmente sulla mia gamba, mi è venuta un'immagine di mia madre seduta a lato del mio letto d'ospedale, quando avevo quattro anni,; ero lì con la gamba sottoposta a trazione per essermela rotta in due pezzi durante una festa in casa. Non avevo mai avuto prima un ricordo cosciente di quella situazione e per tutta la vita avevo pensato che mia madre non si fosse mai veramente occupata di me…Con questa immagine le lacrime aumentarono insieme ad un forte sentimento di gratitudine e amore verso mia madre. Da quella seduta è totalmente cambiata la coscienza del mio amore per lei e quindi il mio atteggiamento, sia con lei che con le donne in genere.
Nel Training insegniamo diversi modi di lavorare con le articolazioni, ma quello che è più importante per noi, è di passare la capacità di essere lì col tuo cliente, aperto ai suoi bisogni, stando nel cuore, in meditazione, intimamente vicino e attento. Questo è ciò che tentiamo maggiormente di insegnare ai nostri studenti. Questo stato d'animo di serenità, di calma, di connessione appagante è in realtà l'essenza di una sessione di "Joint Release".
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"UN’ESPERIENZA"
di Silvia Preti*
So com’è iniziato tutto questo. Avevo voglia di lavorare su di me, da troppo tempo la mia mente ed il mio corpo mi davano le stesse risposte sulla vita, da tempo avevo lasciato la psicoterapia perché ormai ad un punto morto. Soffrivo d'ansia e convivevo assai faticosamente con me. Stavo cercando altre strade, altre alchimie, nuovi punti di contatto con me stessa. Ero aperta ad altre esperienze anche se, come sempre, avevo paura. E' stato così che ho incontrato il Rebalancing. Cominciava il primo blocco del Training di questo "massaggio profondo" ed io ne sapevo ben poco, solo che agiva mettendoci in contatto con le emozioni negative, che aiutava a liberare la nostra energia. Decisi di provare.
Ho avuto subito informazioni più precise: il Rebalancing è nato sedici anni fa in India dall'esperienza d’alcuni terapisti che praticavano diverse tecniche di lavoro sul corpo, è nato con la volontà di creare qualcosa di diverso dagli altri massaggi profondi, partendo dalla visione dell'uomo come un tutto organico corpo-mente-anima (cuore). Il Rebalancing è nato dalla consapevolezza di quei professionisti che il nostro corpo, nel tempo, accumula ansie, stress, paure, ogni sorta d’emozioni negative che, a causa dei nostri condizionamenti, non riesce a smaltire, ma trattiene creando dei veri e propri blocchi dolorosi.
Il Rebalancing è nato dunque come un lavoro molto complesso che usa il massaggio profondo, il movimento attraverso il tocco, la manipolazione delle articolazioni, il lavoro sull'energia, il lasciar uscire le emozioni, la meditazione, tutto riunito insieme per lavorare sulla persona nella sua interezza.
Dopo averlo provato non posso più considerarlo semplicemente un massaggio sul corpo, perché è un massaggio che coinvolge tutta la persona, fino nella profondità del suo cuore; del resto il lavoro sul corpo è una delle arti più raffinate, non è soltanto una tecnica, ma è soprattutto un’espressione dì amore.
Il Rebalancing mira a portare consapevolezza nella persona, non solo consapevolezza corporea e dei movimenti, ma anche delle emozioni e della loro espressione, mira ad aiutare le persone a capire che cosa c'è dietro ai loro sintomi. I giorni del Training sono stati un'esperienza di gruppo molto avanzata, ricca di momenti preziosi, in cui è iniziata in me una profonda trasformazione come non ero riuscita a fare neanche con anni di psicoterapia. Qualcosa all'interno della mia "armatura" ha cominciato ad aprirsi, qualcosa ha cominciato a contattare il mio "centro" sempre così maldestramente protetto. Ho sentito un’energia amica rifluire in me, ho riscoperto la mia capacità di dare e ricevere, la mia capacita di comunicare con gli altri. Sono entrata in contatto con le mie emozioni più profonde, ho lasciato che affiorassero alla pelle, dal petto, dalla gola, per liberarsi, per far uscire quello che, da tempo, si era fermato nel mio petto. Allentare il controllo della mente, permetterci di entrare nel cuore, staccare il controllo della testa sono lussi che noi occidentali non ci permettiamo molto facilmente. Proprio per questo il Training di Rebalancing mi ha cambiato la vita. Forse è per questo che adesso non sento più resistenze, né rifiuti.
"Al tocco immortale delle tue mani il mio piccolo cuore si perde in una gioia senza limiti e inventa canti ineffabili. I tuoi doni giungono su queste mie piccole mani. Il tempo passa, tu continui a versare, e c'è ancora spazio da riempire". Queste parole di Tagore esprimono alla perfezione quello che si prova durante una sessione di Rebalancing: il senso dello spazio che si crea sotto le mani del terapeuta, uno spazio che diventa infinito, ma anche il senso di gratitudine che si prova per quelle mani che cancellano i nostri dolori e come doni regalano al nostro corpo nuove sensazioni. Quanto abbiamo bisogno di essere toccati intimamente, capiti, amati ed accettati. Quante emozioni abbiamo accumulato senza mai avere il coraggio di smaltirle, di sentirle, di portarle alla luce. Il nostro corpo è un magazzino di memorie e ogni evento doloroso, fisico ed emozionale è conservato nella nostra muscolatura, nelle nostre articolazioni, nelle ossa. Per rispondere bene al presente dobbiamo liberare il corpo dal nostro passato, smettere di considerarlo soltanto un'appendice scontata e dovuta. Non ho mai pensato prima quanto il linguaggio del corpo avesse una magia particolare, fosse un modo così intimo e diretto per comunicare con l'altro.
Del resto l'arte del toccare è la più antica tra le arti di guarigione, anche se con l'allontanarsi dell'uomo dal proprio corpo, sì è andata parzialmente perdendo. Una ricchezza che noi occidentali dobbiamo cercare a tutti i costi di recuperare e grazie al Rebalancing possiamo farlo con molta naturalezza. Quello che credevo avrei imparato durante il Training era un modo di toccare e di essere toccati. Ma è stato molto di più. Una porta si è aperta e ne sono usciti tesori immensi. Autopercezione, innanzi tutto. Certo un modo di toccare, ma non di toccare il corpo, un modo di toccare le emozioni, di sentirle tra le mani, Come una creta che aspetta soltanto di sciogliersi al sole, le nostre emozioni sono ferme lì nel petto e come acqua stagnante incapaci di scorrere e fluire. E' qui che il Rebalancing raggiunge la sua magia e il suo potere. Con l'energia delle mani, con la sua capacità di dare, il Rebalancer riesce a far smuovere la nostra palude emozionale. Riesce a creare una corrente naturale e a far scorrere fuori le emozioni.
Ed ecco che un fiume comincia a muoversi attraverso le sue mani, un fiume d’emozioni, dì sentimenti inconfessati e dì sensazioni remote che aspettavano chissà da quanto tempo di essere liberate, di poter fluire alla ricerca di quella possibilità di esistere che noi, con i nostri complicati meccanismi di controllo, gli impediamo. E tutto quello che scorre è energia, un’energia che avevamo dentro, ma che era bloccata. Così attraverso gli strumenti del Rebalancing. il massaggio profondo del tessuto connettivale, il rilassamento delle articolazioni e le tecniche di respirazione, il corpo libera l'energia che ricomincia a fluire, Il Rebalancing crea autocoscienza con la naturalezza che solo un contatto con il corpo può dare. Senza le complicate dinamiche della psicanalisi, ci regala una consapevolezza che non è mentale, ma è più profonda, una responsabilità che nasce sulla pelle, nel nostro corpo, nella nostra intimità più profonda e proprio per questo diventa incancellabile. Ma l'energia che si libera durante il massaggio non è solo quella del massaggiato, è anche quella del terapeuta che, in sintonia con lui, lavora e respira; le due energie di chi dà e di chi riceve, lavorano insieme. I due respiri si fondono. Durante il Rebalancing il corpo si arrende, così come si arrende la mente, dentro si fa silenzio ed è possibile sentire i dolori nascosti dietro ai blocchi, dietro ai nodi più stretti, un contatto molto delicato perché dove c'è un blocco c'è dolore, ma anche sensibilità e per questo si deve lavorare con amore. Le mani del Rebalancer devono sorridere a quel corpo, aiutarlo a scoprire le sue ferite, a portarle alla luce, per curarle. La forza e la magia del Rebalancing è di saper rispondere alle nostre esigenze più profonde, inconfessate, alla voglia di urlare all'esterno il nostro senso di solitudine e il nostro disagio più profondo, finalmente liberi di esprimere le nostre paure e i nostri desideri. Imparare il Rebalancing per me ha voluto dire cominciare una più profonda conoscenza di me stessa e dei miei potenziali creativi; in esso ho trovato amore, ho trovato quell’accettazione dell'altro che da tempo avevo perso, perché schiava di condizionamenti mentali, di cliché acquisiti, di tutti i veleni tipici della nostra epoca.
* Silvia Preti è una giornalista che collabora a “Marie Claire” e che ha preso parte al 1° Livello del Training di Osho Rebalancing a Roma.
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"LA TEORIA DEI BUCHI"
di Almaas
(Tratto da: "Il Cuore del Diamante" di A.H.Almaas - Ed. Crisalide)
Oggi discuteremo un'idea fondamentale usata nel nostro lavoro qui. E' chiamata la "teoria dei buchi". Le persone, come sono usualmente, sono piene di ciò che chiamiamo "buchi". Ora, cos'è un buco? Un buco si riferisce a qualsiasi parte di te che è stata persa, intendendo qualunque parte di te che hai perso consapevolmente. Quello che è perso è un buco, in un certo senso una deficienza. E quello che abbiamo perso consapevolmente è, naturalmente, la nostra Essenza. Quando non siamo consapevoli della nostra Essenza, essa smette di manifestarsi ed è persa. Allora percepiamo un senso di deficienza. Così, un buco non è altro che l'assenza di una certa parte della nostra Essenza. Può essere la perdita di amore, la perdita di valore, la perdita della capacità di contatto, la perdita della forza, del volere, della chiarezza, del piacere, qualunque di queste qualità dell'essenza.
Ce ne sono molte. Ma quando vengono perse, non se ne vanno per sempre, non sono mai andate per sempre. Tu sei semplicemente tagliato fuori da esse.
Prendiamo, per esempio, la qualità del valore, dell'auto stima. Quando vieni tagliato fuori dal tuo valore, lo stato attuale dell'essere tagliato fuori è la sensazione che sia rimasto un buco lasciato dentro di te: è vuoto. Allora senti un senso di deficienza, un senso di inferiorità e vuoi riempirlo con valore dall'esterno - approvazione, premi o altro di simile. Provi a riempire il buco con falsi valori che vengono dall'esterno.
Tutti camminano in giro con tanti buchi, ma voi, normalmente, non ne siete consapevoli. Normalmente siete consapevoli dei desideri: "Voglio questo, voglio quello, voglio questo premio, voglio avere successo qui, voglio che questa persona mi ami, voglio questa o quella esperienza". La presenza di desideri e bisogni, indica la presenza dei buchi.
Naturalmente questi buchi si sono originati durante l'infanzia in parte come risultato di esperienze traumatiche o conflitti col vostro ambiente. Siete stati tagliati fuori da queste qualità in quei tempi. Forse i vostri genitori non vi hanno valorizzato, non vi hanno trattato come se i vostri desideri o la vostra presenza fosse importante; non hanno agito in modi che potessero farvi capire la vostra importanza; hanno ignorato il vostro valore essenziale. E poiché il vostro valore non era visto o riconosciuto, forse invece attaccato o scoraggiato, siete stati tagliati fuori da una parte di voi e quello che è rimasto è un buco, una deficienza.
Più tardi, quando ci relazioniamo con qualcun altro in un modo profondo - più è profondo, più questo succede - sentiamo quei buchi con l'altra persona. Alcuni dei nostri buchi vengono riempiti con quello che sentiamo o crediamo ricevere dall'altra persona.
Ci sentiamo valorizzati perché l'altra persona ci apprezza e questo riempie i nostri buchi. Non sappiamo coscientemente che stiamo riempiendoli con gli apprezzamenti altrui, ci sentiamo semplicemente pieni quando siamo con l'altro. Così, quando sono con questa persona, sento realmente che sono valorizzato, ma inconsciamente sento che l'altro ha il mio valore. L'altra persona, non solo mi fa sentire valorizzato, ma qualunque cosa l'altra persona mi stia dando, è una parte di me, è parte di quella pienezza che io esperimento.
Inconsciamente non vedo quella parte della persona che mi fa sentire il mio valore come separata da me: la vedo come parte di me, come riempimento del buco. Io non so che c'è un buco, sento solo la pienezza. Se la persona muore, o la relazione finisce, io non sento che sto perdendo quella persona, sento che sto perdendo quella cosa che riempie il buco. Così, la perdita della persona non è sentita come una perdita di una persona separata. E' sperimentata come la perdita di te stesso, perché inconsciamente, hai visto quella persona come se riempiva parte di te. In questo modo, lui o lei diventa una parte di te, cosicché il perdere quella persona viene sperimentata come la perdita di una parte di te e quindi senti il buco. Questa è la ragione per cui è così doloroso. Ci si sente come se il tuo essere venga tagliato e qualcosa viene preso fuori da te. Questo è ciò che la ferita ed il dolore sono - l'offesa della perdita. A volte senti come di aver perso il cuore; a volte come di perdere la sicurezza; la tua forza; la tua volontà - qualunque cosa la persona avesse riempito in te. A volte la persona ti da volontà, ti da forza, o supporto, o amore, o valore. Così quando perdi una persona vicina a te, senti qualunque buco avevi e che la persona aveva riempito.
Questa è una delle cose di cui le persone parlano quando dicono "siamo fatti l'uno per l'altro". Ogni persona soddisfa i buchi dell'altro. Questo soddisfa quel buco, quello soddisfa questo buco e si sentono come una cosa sola: non si sentono separati. Ma se li separi, verranno lasciati con un sacco di buchi. Se queste due persone vivono insieme, si sentono piene e complete. Sono complementari, fanno un tutto unico. Ma un'altra persona raramente riempie tutti i tuoi buchi. Conosci molte persone, hai molte attività nella tua vita e ancora non riempiono tutti i tuoi buchi. Ci sarà qualche buco lasciato da parte che fa andare avanti l'insoddisfazione. E naturalmente, i buchi non vengono riempiti completamente e perfettamente. Nel momento in cui l'altra persona cambia un po', o dice qualche cosa che ti fa sentire male, senti il buco, la deficienza: "Oh, lui non pensa che sono la persona più degna di tutte". Ti senti arrabbiato, offeso, perché il buco è stato esposto. Così l'insoddisfazione continua perché l'altra persona non sempre riempie perfettamente i tuoi buchi specialmente se si aspetta che tu riempia i suoi.
Studente: Quando cambi relazioni, o una persona nella tua vita cambia, ci deve essere un cambiamento anche nei buchi coinvolti.
A.H.Almaas: E' vero. Se c'è un cambiamento, c'è un riarrangiamento attorno ai buchi. Alcuni buchi si svuotano, altri si riempiono. La persona deve aggiustarsi, deve riempire i suoi buchi in un altro modo e questo, di solito, significa che deve confrontarsi con qualcuno di questi buchi - sentirne la presenza e forse comprenderli.
Così abbiamo capito un po' di più del perché la perdita di qualcuno che è stato molto vicino a te, molto intimo con te, è così dolorosa. Dopo essere stato con questa persona per un lungo periodo, sei così abituato al contatto che credi che l'altra persona sia parte di te. Perdere la persona è perdere una parte di te.
Un altro fatto emerge qui: quando sperimenti perdite o separazioni, hai la possibilità di vedere che ciò che ti riempiva non eri realmente tu. Se stai con l'offesa e il dolore della perdita senza provare a coprire questo dolore con qualcos'altro, è possibile che tu possa sentire il vuoto, sentire il buco, vedere il buco. Allora, se permetti a te stesso di sentire la deficienza, il vuoto, potrai trovare la parte essenziale di te che realmente riempie il buco, dall'interno e una volta per tutte. Non è nemmeno una sensazione: è solo l'eliminazione del buco e l'identificazione con la deficienza. In questo modo, riguadagni una parte di te stesso. Ti connetti con la parte della tua essenza che hai perso, e che pensavi che solo qualcun altro potesse procurare per te.
Può essere molto doloroso. La maggior parte delle persone sente la perdita dell'auto stima quando una relazione finisce, questa è la ragione perché sto usando questo particolare esempio del valore. Ma se stai con questa sensazione e presti attenzione e ti chiedi: "Come posso sentirmi così privo di valore, come posso sentirmi una nullità solo perché questa persona non è più attorno a me? Perché devo sentire che sono di così scarso valore?" Se stai con questa sensazione senza provare a riempirla e presti attenzione e provi a capirla, allora sperimenterai la deficienza e il buco. Se comprendi questa mancanza e la sua sorgente, puoi anche ricordare l'evento o la serie di eventi che ti hanno portato a perdere il tuo valore.
Un buco è normalmente riempito con parte della tua personalità che ha la memoria di che cosa è stato perso, la memoria della situazione che ha portato la perdita, la memoria della ferita e del conflitto. Dobbiamo andare attraverso la ferita al livello più profondo, arrivare vicini al buco stesso e allora vedremo la memoria di ciò che abbiamo perso. Quando vediamo la memoria di ciò che è stato perso, l'essenza che è andata perduta ricomincia a fiorire di nuovo.
Quindi ogni perdita profonda, è un'opportunità di crescita, di capire di più noi stessi, di sperimentare buchi che credi possano essere riempiti solo da qualcun altro. Ma le persone normalmente si difendono come pazze contro il sentire profondamente la perdita. Le persone non sanno che il buco, il senso di mancanza, è un sintomo di perdita di qualcosa di più profondo: la perdita dell'Essenza che può essere riguadagnata. Pensano che il buco, la mancanza, è quello che sono realmente al livello più profondo e che non c'è nulla oltre ciò. Pensano che c'è qualcosa di sbagliato, qualcosa di profondamente sbagliato. La sensazione che qualcosa sia sbagliata è una conoscenza inconscia della presenza del buco e le persone faranno di tutto per non sentirlo, non sentire veramente la mancanza. Credono che se si avvicinano al buco, verranno inghiottiti dentro. Se il loro percorso li porta per esempio, al buco dell'amore, possono sentirsi minacciati da una devastante solitudine, da un vuoto. Altri buchi li porteranno a quello che viene sentito come una minaccia di annichilimento, Nessuna meraviglia che non vogliano avvicinarsi! Ma nel nostro lavoro, qui, abbiamo visto una cosa sorprendente: quando ci fermiamo a difenderci contro il sentire un buco, l'esperienza attuale non è dolorosa. Sperimentiamo semplicemente uno spazio vuoto, la sensazione che non vi è nulla lì - ma non la minaccia del nulla - una spaziosità, un permettere. Questa spaziosità permette all'Essenza di emergere ed è l'Essenza e solo l'Essenza che può eliminare quel buco, quella mancanza, da dentro.
Studente: Può un buco manifestarsi come rabbia?
A.H.Almaas: Si. Puoi avere rabbia come risultato di una mancanza, specialmente come difesa contro il sentire un buco. La maggior parte delle sensazioni, la maggior parte delle emozioni, specialmente quelle che sono automatiche e compulsive, sono il risultato di buchi. Quando non ci sono buchi, non c'è questo genere di emozioni. Cosa sono queste emozioni? C'è tristezza, c'è offesa, c'è gelosia, rabbia, odio, paura. Tutte queste sono il risultato di buchi. Se non hai buchi, non hai nessuna di queste emozioni. Hai solo Essenza. Questa è la ragione per cui queste emozioni sono a volte chiamate passioni, o false sensazioni, o pseudo sensazioni.
L'intera nostra società è organizzata nell'insegnarci che dobbiamo prendere il nostro valore dall'esterno, per riempire i nostri buchi - prendere valore, amore, forza, qualsiasi cosa - dall'esterno. Parliamo su quanto sia meraviglioso fare cose per gli altri, o innamorarsi, o avere una professione significativa - cose come queste. La società è organizzata in generale per persone che si riempiono i buchi a vicenda. Così è stata costruita la civiltà - attorno al riempire i buchi. La civiltà come la conosciamo, è il prodotto di false personalità. E' il prodotto di false personalità ed è la casa di false personalità. E' ciò che sostiene e nutre le false personalità.
Studente: E' sempre stato così?
A.H.Almaas: Io non credo. Credo sia successo gradualmente. Credo sia servito del tempo alla falsa personalità della civiltà per diventare così predominante. Più meccanici diventiamo, più la cultura è un modo per riempire buchi. Molte persone dicono che nel passato vi era più amore e presenza, più riconoscimento della realtà, più essenzialità e queste persone erano più in contatto con la loro Essenza di quanto lo siamo ora.
Hai sentito parlare dell'età dell'oro. Durante l'età dell'oro, tutte le persone sperimentavano la loro Essenza, nessun buco. Poi venne l'età dell'argento, come diminuzione dell'Essenza e comparsa dei buchi. Poi l'età del bronzo. Adesso siamo
nell'età del ferro. E' la più buia, la più pesante. Il ferro non è altro che difesa. Possiamo sentire la qualità del ferro nelle nostre proprie difese: la durezza e la determinazione nel proteggere noi stessi. Questo è un modo di vedere il tempo presente - tutti in difesa contro i buchi.
Permettere a noi stessi di tollerare i buchi ed andare attraverso essi dall'altra parte, è ora più difficile, perché tutto nella società è contro questo. La società è contro l'Essenza. Chiunque attorno a voi, dovunque andiate, sta provando a riempire buchi e le persone si sentono molto minacciate se tu non provi a riempire i tuoi allo stesso modo. Quando una persona non prova a riempire i suoi buchi, tende a far sentire alle altre persone i loro buchi. Così è diventato sempre più difficile fare il Lavoro. Ed il Lavoro è diventato sempre più necessario.
Questa è la ragione per cui è così importante avere un gruppo come questo, dove c'è una comunità di persone interessate allo stesso compito dell'auto comprensione.
Avete il supporto di molte persone che hanno permesso a sé stesse di sentire i buchi al posto di riempirli. E' molto difficile, quasi impossibile, per una persona da sola, fare questo, perché tutto nell'ambiente è contro.
Studente: Hai detto qualche cosa sulla connessione tra buchi ed emozioni e che l'Essenza non ha emozioni. Io non capisco.
A.H.Almaas: Se capisci le tue emozioni, arrivi alla tua Essenza. Questo non significa che le tue sensazioni siano la tua Essenza.
Studente: Questo significa che se io sono la mia Essenza, se sono la mia Essenza tutto il tempo, io non sento nulla?
A.H.Almaas: No, non significa questo. Vi sono vere sensazioni, e ci sono pseudo sensazioni. Le pseudo sensazioni sono tentativi di riempire il buco che è l'assenza di reali sensazioni.
Studente: Questo significa che ciò che c'è nel buco è una falsa sensazione?
A.H.Almaas: Si. Se perdi il tuo valore, per esempio, se ad un certo punto ne vieni tagliato fuori, ne rimarrà un buco. Il buco, verrà sperimentato come senso di inferiorità, o perdita dell'auto stima. Ma questo non è la reale sensazione. La reale sensazione è l'assenza della sensazione di valore o della sensazione di auto stima.
L'inferiorità verrà poi coperta da un tentativo di sentirsi superiori, di difendersi ancora. Così, a volte, ti senti superiore a chiunque altro. Ma anche questa non è ancora una sensazione reale: è un tentativo di nascondere un'altra pseudo sensazione. E poi se qualcuno fa o dice qualche cosa e tu ti senti inferiore ti arrabbi, giusto? Ancora una pseudo sensazione. E tutte queste pseudo sensazioni vengono su perché non sei in contatto con la reale sensazione del valore reale. Sono compensazioni. Così, tutti questi strati di pseudo sensazioni sono la conseguenza dell'essere stato tagliato fuori dal tuo valore reale. Sono reali nel senso che tu le senti. Ma non sono reali nel senso che sono una conseguenza della perdita di ciò che è reale. Questa è una differenza importante. Quando vieni tagliato fuori da una sensazione reale, qualcos'altro prova a prendere il suo posto: le emozioni. Così, sentendo le emozioni, puoi arrivare ad una comprensione: puoi arrivare a vedere cosa hai perso e sperimentarlo. Quando sperimenti la reale sensazione del valore reale, vedrai che è molto differente dalle pseudo sensazioni che coprono e proteggono la perdita. Le emozioni sono reazioni, mentre gli stati essenziali, come il valore, sono stati dell'essere. Non sono reazioni.
Studente: Se hai queste pseudo sensazioni, queste emozioni, cosa c'è al di sotto, al fondo? Cos'è l'Essenza? .
A.H.Almaas: In questo caso, quello che c'è sotto l'inferiorità, la superiorità, la rabbia o l'offesa, è il reale valore stesso, che è un certo aspetto dell'Essenza. Avete letto Platone? Ricordate le Idee Platoniche o le Forme Platoniche? Socrate ha detto che nessuno può mai insegnarvi nulla sulle forme. L'unica via per sapere qualcosa è ricordandole, perché le avete perse e ne avete la memoria anche se non ne siete consapevoli. Col recupero della memoria arrivi all'Idea. E quello a cui ritorni non è emozione: ritorni all'Essenza. L'Essenza è qualcosa di più reale e più sostanziale delle emozioni. L'Essenza è qualcosa di reale come il tuo sangue. Non è una reazione. Ma le emozioni sono necessarie per noi. Abbiamo bisogno di diventare consapevoli delle nostre emozioni al fine di capire e vedere la nostra Essenza: le emozioni sono una guida e un punto dove l'Essenza è stata persa. La comprensione delle emozioni può aiutare a raggiungere il nodo delle difese che tentano di impedire l'esperienza dei buchi e che mantengono la nostra separazione dall'Essenza. Tuttavia alcune persone non sono nemmeno in contatto con le loro emozioni. Non solo sono state tagliate fuori dalla loro Essenza, ma sono state anche tagliate fuori dalle loro emozioni. Sono molto lontane da se stesse. Hanno solo i loro pensieri che sono il risultato delle emozioni. Così questa è la via di come possiamo perdere noi stessi ed arrivare ad identificarci prevalentemente con i nostri pensieri. All'inizio c'è l'Essenza, poi la perdita dell'Essenza, poi le emozioni risultanti, poi la perdita delle emozioni o il conflitto attorno ad esse che crea ogni tipo di pensiero.
La maggior parte delle persone si meraviglia: se non senti le emozioni, cosa senti? Più senti l'Essenza, meno senti emozioni. Avrai ancora sensazioni e saranno forti e profonde, ma quando senti l'Essenza, le tue emozioni non saranno forti e profonde. Una emozione è solo una risposta del sistema nervoso. L'Essenza non è una risposta del sistema nervoso. C'è qualcosa lì che ti riempie. E' presente una parte di te. Qualcuno chiama gli aspetti essenziali "le reali sensazioni". Ma quello che le persone normalmente chiamano sensazioni o emozioni, non sono l'Essenza. Amore, pace, valore, forza e volere sono aspetti dell'Essenza. Questo è il tipo di cose che sperimenti. Queste sono Essenze. Al posto di sperimentare la rabbia, sperimenti la forza, una forza calma; al posto di sentirti superiore o inferiore, sperimenti valore, sperimenti te stesso come una presenza rotonda che è piena e potente.
Studente: Il Lavoro in sé riempie un sacco dei miei buchi e nel tempo che non lavoro qui incomincio a sentirmi in panico.
Penso che la sensazione di riempimento che ho col Lavoro è qualitativamente differente da quella che ho quando riempio me stesso con l'altra persona. Inoltre il lavoro che faccio qui mi dà la sicurezza di sentire anche il vuoto. Un sacco di volte la sensazione di pienezza che ho dal lavoro viene subito dopo che mi hai aiutato a sentirmi abbastanza sicuro per sentire il buco .
A.H.Almaas: La situazione del lavoro qui è un po' più complicata che nelle normali situazioni. Quello che fai nel mondo esterno, lo puoi fare con il Lavoro. Le persone provano a sentire i loro buchi stando qui. Ma c'è anche l'altra parte di ciò, ed è che il lavoro in sé è orientato nello sperimentare le deficienze, i buchi, non solo la pienezza.
Entrambi i processi qui vanno insieme, mano nella mano. Durante il tempo dei nostri incontri voi sentite la perdita della pienezza. Bene, se la pienezza arriva dall'uso del lavoro per riempire il buco nel modo normale, allora potete usare la perdita di essa semplicemente come la perdita di qualsiasi altra cosa e vedere che cosa è stato perso e provare a sperimentare il buco per comprenderlo. Le persone qui spesso usano il Lavoro per riempire un certo buco, una certa deficienza. Potresti sentire: "Sono con un gruppo di persone intelligenti, sinceri ricercatori della verità: deve essere meraviglioso". Più tardi tutti vanno a casa, naturalmente. Allora senti: "Forse non sono così meraviglioso, dopo tutto". Allora, permettetevi di sperimentare quel buco per capirlo. Tuttavia. altre volte, altri tipi di processi, nel lavoro di gruppo, possono condurvi a sentirvi pieni,. per la generale presenza di una certa reale pienezza che vi porta in contatto con la vostra pienezza. Poi, dopo una settimana, quando non sarete in contatto con essa così profondamente, ne diventate consapevoli e incominciano le domande. Questo è un processo differente. Forse vi siete sentiti pieni senza realmente capire che cosa è successo, o forse ci sono altri problemi che devono essere esposti ed elaborati per mantenere la pienezza.
Ma la pienezza del Lavoro, non è la stessa cosa della pienezza che le persone sperimentano riempiendo i loro buchi. L'esperienza del riempire un buco, non è veramente sperimentata come pienezza. Non sperimentate pienezza quando qualcun altro sta riempendo i vostri buchi. Si sente sempre instabilità e non ci si sente realmente soddisfatti. Si sente come un temporaneo sollievo. C'è come un senso di blocco, un senso di trattenimento. Non vuoi che l'altra persona vada. Non vuoi che cambi il modo con cui si comportano nei tuoi confronti. Ad un livello profondo è un blocco, non apertura. Mentre la pienezza del Lavoro è l'assenza di blocchi.
A volte, in questo lavoro, un sacco di buchi emerge in una volta sola. Così c'è un po' di confusione, vero? Normalmente, all'inizio, quando qualcuno arriva per la prima volta a fare il Lavoro in gruppo, sono sperimentati molti buchi nello stesso tempo. La proposta del Lavoro è di esporre i buchi e lasciare la persona confrontarsi con questi buchi dall'interno di sé stessa. Non cerchiamo di riempire i buchi dall'esterno. Potremmo fare qui ogni tipo di cose per dare alle persone esperienze meravigliose. Potremmo fare meditazioni, certi esercizi e tutti potrebbero sentire cose meravigliose. Tuttavia questo non viene fatto fino a che la persona non si confronta con le sue mancanze, i suoi buchi e non ci passa attraverso. Non è un processo semplice né corto o facile. Richiede tempo e molto sforzo. Sperimentare un buco e non agire da una mancanza è molto difficile per la potente tendenza nel sentire di riempirlo. A volte si ha la sensazione che sia una questione di vita o di morte.
Studente: Questa mattina, mentre mangiavo fuori la mia colazione, ho realizzato che grande buco riempie la cameriera.
A.H.Almaas: Si Molte persone spendono la loro vita sentendo i buchi degli altri. Molti affari ci sono per sentire i buchi delle persone. Non ho una attitudine moralistica. Non penso che sia un peccato. che sia sbagliato. Non penso che debba sentirti in colpa per questo, o punirti nel sentire i buchi. A volte senti i tuoi buchi, a volte senti quelli degli altri. E allora? Lasciami dire qualcosa sulla comprensione delle cose. Non sto costruendo una religione attorno ai buchi: "Tu non devi sentire i suoi buchi". Puoi guardare a tutto quello che fai nei termini del Lavoro. in termini di buchi o riempimento dei buchi. Vedrai che tutto il tempo stai o riempiendo un buco o tollerando un buco o stai sperimentando la vera cosa che è stata persa. Questo succede sempre, ogni momento. In questo lavoro, il buco con cui ti confronti diventa sempre più grande.
All'inizio i buchi più piccoli, poi quelli più grandi finché non raggiungi quello più grande di tutti, che è quello del perdere tutto. Si chiama morte, vero? Quando muori, perdi tutto. Devi accettare quel buco, di dare indietro tutto. Quindi, uno degli ultimi buchi è la perdita del corpo stesso. Sperimentare la morte fisica è esattamente questo. Sperimenti un grande buco, un nero, buio, vuoto buco con niente dentro.
Provi a riempire quel buco con il corpo. Se lasci andare il corpo, almeno nella tua coscienza - non voglio necessariamente dire che tu muori fisicamente - allora improvvisamente vedrai il sé completo, quello che sei realmente, quello che normalmente il tuo corpo cerca di sostituire. La maggior parte delle persone crede di essere il loro corpo.
Una delle vostre più profonde identificazioni è col corpo. Questa è una delle ragioni del perché abbiamo desideri e voglie di piaceri fisici, piaceri del corpo. lo credo che la base della voglia più grande, la voglia del piacere fisico, sia un buco. Il buco è l'assenza, il taglio dal reale piacere, il piacere essenziale.
Naturalmente nessuno vuole credere a questo. "Se io mi lascio andare a questo, cosa perderò? Se non mangio dolci due volte al giorno, non faccio sesso un giorno sì un giorno no, non faccio questo o quello, come posso divertirmi?". Ma questo è uno degli ultimi buchi da esplorare. All'inizio abbiamo bisogno di sperimentare i buchi che hanno a che fare con l'amore, la compassione, il valore, la forza, il volere, la pace, cose come queste, quelle cose che cerchiamo di ottenere dall'esterno.
Nella vostra vita tu fai quello che fai, e poi studi quello che è successo. Questo è tutto quello che devi fare: studiare per capire. Uno dei modi con cui il Lavoro era fatto nel passato, era il ritiro in un monastero, il rinunciare a tutto totalmente. Il punto non era realmente quello di rigettare tutto, era di fare l'esperienza dei buchi. Nel tempo, naturalmente, queste pratiche hanno preso un senso moralistico, religioso - l'idea che è male avere un certo tipo di contatti esterni.
Lo scopo di questi ritiri è il permettere a te stesso di sentire i buchi e di non riempirli, di vedere in che cosa consistono.
Ricordo un diagramma che ho visto una volta fare da Meher Baba - il tipo che diceva "Non ti preoccupare, stai allegro". in questo diagramma provava a dimostrare che Dio è ogni cosa e perché questo ogni cosa sia completo, deve avere anche un nulla come parte di esso. E da questo nulla, origina il mondo. Lui dice che tutto quello che conosciamo è il risultato del nulla che è nel tutto. E noi dobbiamo vedere questo nulla al fine di essere in grado di conoscere ogni cosa. Così, tu devi avere un nulla, altrimenti non sarai completo. Completo significa che tu hai. ogni cosa. Ogni cosa include il nulla.
Ancora una cosa sulla teoria dei buchi. Come ho detto, i buchi sono stati prodotti quando eravate bambini. Quando sei un neonato, non hai buchi, quando nasci sei completo. Quando cresci, a causa delle interazioni con il tuo ambiente e certe difficoltà che incontri, vieni tagliato fuori da certe parti di te in differenti momenti. Ogni volta che vieni tagliato fuori da certe parti di te, si manifesta un buco. I buchi poi diventano pieni della memoria del perduto e gli argomenti attorno al perduto. Dopo un po' tu riempi i buchi. Quello con cui riempi i buchi sono le false sensazioni, idee, credi su te stesso, strategie per confrontarti con l'ambiente. Questi riempimenti vengono chiamati collettivamente la personalità - la falsa personalità, o quello che noi chiamiamo la perla falsa.
Così, la falsa personalità, come la vedi, è il risultato della perdita di parti del sé. Ma dopo un po' di tempo credi che questo è quello che sei. Tutti pensano che questo è ciò che sono, il riempimento. La falsa personalità sta provando a prendere il posto della cosa reale. Questa è la ragione per cui qui facciamo un sacco di lavoro sul comprendere le nostre personalità. Il nostro lavoro ci porta a studiare la storia dello sviluppo delle nostre false personalità finché non siamo finalmente capaci di sperimentare la memoria della situazione nella quale il particolare buco si è formato. In questo modo puoi riafferrare la tua Essenza, una parte dopo l'altra, fino a che sei completo.
Come vedi sto dicendo queste cose in modo veramente generale. Possiamo essere molto più specifici. Possiamo guardare ogni qualità, vedere quando è persa e cosa risulta. A volte vengono perse combinazioni di qualità. Per esempio, puoi perdere la tua forza, il tuo volere, il tuo amore, e questo sarà un buco composto. Così, un'intera visione psicologica può venire costruita su queste comprensioni - la psicologia dei buchi - che è la psicologia della personalità, della perla falsa.
Studente: Ho notato un mucchio di volte che quando un uomo mi contraddice, sento un buco, vado in panico e voglio avere qualcosa per sfuggire prima che la compensazione lo riempia di nuovo. Quando questo succede non mi sento abbastanza forte da stare, prima che si riempia col panico, la smania e l'auto deprezzamento e mi identifico di nuovo con queste cose. Può essere questo un modo di fare pratica per permettere a me stessa di sentire il buco abbastanza fortemente?
A.H.Almaas: Si. Questo è quello che sto dicendo. Lavoriamo per imparare a tollerare queste sensazioni, per stare con loro e non provare a riempirle con qualcos'altro. A volte accade questo, il riempimento accade automaticamente. Per questa ragione la personalità è chiamata automatica. E' meccanica. Tutto succede automaticamente dopo un po'. Nemmeno tu sai che stai riempiendo cose.
Studente: Come si può rallentare il processo - semplicemente guardandolo mentre accade?
A.H.Almaas: Si, guardandolo mentre accade quando anche hai una qualche consapevolezza che stai provando a riempire un buco. Ma tu non lo fai, non provi a riempire il buco. Puoi prendere l'iniziativa, a volte "Per le prossime due settimane non cercherò approvazione dall'esterno". 0ppure, "Ogni volta che mi vedo aspettare un'approvazione esterna, starò solo ad osservare, senza agire". Questo è un modo per farlo. Veramente tutto ciò che stiamo facendo in questo Lavoro è per confrontarci con questo argomento. Oggi lo stiamo affrontando da una particolare prospettiva che può darvi una certa comprensione che può facilitarvi il vostro lavoro.
La falsa personalità è meccanica nel senso che, dopo che hai perso una qualità essenziale di te e c'è un buco, la tua personalità automaticamente prova a riempirlo con false qualità dall'esterno. Così si forma quella parte della tua falsa personalità. Le azioni della personalità sono a due punte. Una punta è sempre attenta ad evitare il buco, ad evitare il dolore e sperimentare piacere. Questo è automatico. L'altra punta della personalità è sempre attenta a riempire il buco appena succede qualcosa che lo espone. Anche questo è automatico. Abbiamo bisogno di osservarci da molto vicino. La maggior parte delle persone è così identificata con l'attenzione a riempire i buchi che non pensa sia possibile non farlo. Una persona che sta provando a cercare qualcuno che l'ami, non sa che c'è una alternativa. Pensa che questa sia la cosa migliore da fare, non immagina nient'altro. La maggior parte della persone non si domanda mai queste cose. E' così meccanico, dicono che sono così come sono, che questa è la realtà, così vanno le cose. Quando ti senti giù, cerca qualcuno che ti tiri su. Cos'altro fare? Veramente, questo è ciò che la maggior parte delle persone pensa. Se ti senti non amato, cerca qualcuno a cui piaci. Le persone normalmente si identificano con questi comportamenti così completamente che non c'è nessuna possibilità di cambiamento. Per incominciare a lavorare su tali comportamenti, per prima cosa hai bisogno di osservare che succeda ancora e ancora e vedere che cosa non funziona veramente. Le persone generalmente non vengono a lavorare qui finché non hanno incominciato a vedere che il loro modo non funziona. Altrimenti non vengono. Credono così completamente nelle loro strategie che pensano che facendole meglio e per qualche anno ancora, funzioneranno. Forse non hanno trovato la persona giusta, o non hanno ancora trovato la situazione giusta. Se fanno solo un po' più di soldi, le cose andranno bene.
Tutte queste razionalizzazioni trattengono le persone dall'andare. Per quelli che osservano sé stessi, diventa evidente che questi comportamenti non li portano dove realmente vogliono. Queste sono le persone che normalmente vengono a lavorare qui, ed è possibile per loro sperimentare qualcosa di differente. Ma non voglio dire che le persone che vengono per il Lavoro hanno deciso di sperimentare i loro buchi. No!
Quando le persone vengono qui la prima volta, desiderano al momento trovare metodi migliori per riempire i buchi. Questa è la ragione per cui tutti vengono qui. "Voglio trovare un modo migliore perché qualcuno mi ami; voglio risolvere meglio il mio problema del peso; voglio trovare modi per essere questo e quello". Questo è quello che ognuno realmente vuole. Allora tu vieni e lentamente scopri che il Lavoro è su qualcosa d'altro. E ti senti frustrato perché continuiamo a ripetere: "No, riempire i buchi non funziona". Incominci a sentire i buchi sempre di più. "Ma io voglio riempirli, mi sento un miserabile. Quand'è che le cose incominceranno ad andare meglio? Cosa posso fare per non dover sentire questa terribile roba?".
Ci vuole molto tempo alle persone per capire questo, che provare a riempire i buchi non funziona. Anche mentre state ascoltandomi adesso, state provando a riempire buchi attraverso una qualche comprensione. Alcuni di voi stanno ancora credendo che le parole che dico servano a riempire i buchi. "Se capisco com'è la storia, allora le cose andranno meglio". Quello che dico è efficace se voi incominciate a sentire i vostri buchi, che significa se voi cominciate a sentire il vostro vuoto. Se lo riempite con parole o idee, state solo riempiendolo di nuovo.
"Così adesso so di che cosa si tratta. E' una faccenda di riempimento di buchi. Oh, bene! Adesso so la storia. Adesso posso riposarmi e non fare niente per le prossime due settimane". Alcune persone provano a riempire i buchi in modo differente. "Oh - allora è questo che sto facendo con mio marito! Sto usandolo per riempire i miei buchi. Okay, adesso non gli parlo per le prossime due settimane". E in questo modo, riempi i tuoi buchi usandoli per attaccare tuo marito. E' molto intelligente come noi proviamo a riempire i nostri buchi. "Aha! Adesso non voglio cercare un nuovo lavoro; non voglio provare a fare più soldi perché questo è solo un riempimento di buchi e lui dice che non funziona fare più soldi". E questi pensieri persisteranno e continueranno a riempire altri buchi.
Penso che questa prospettiva ci aiuti a vedere una completa visione della società. Il buco è successo! La maggior parte del tempo, la nostra società è impegnata a riempire buchi nelle persone. Cosa pensate che usino nella pubblicità? Qual è il potere della pubblicità?
Il potere della pubblicità è il potere dei buchi. Fanno appello ai tuoi buchi, sempre. Trovano un certo buco e provano a darti il miglior riempimento per quello. Un buon agente pubblicitario sarà molto efficace con tutti questi buchi. Guardano il loro prodotto quali buchi può riempire: fanno appello a quel buco. E fanno milioni in questo modo.
Studente: La pubblicità fa appello a buchi esistenti o in qualche modo ne crea di nuovi?
A.H.Almaas: Non credo che possano creare attualmente un buco nuovo. I vostri buchi sono stati creati nell'infanzia. Ma loro enfatizzano i buchi esistenti e fanno appello a questi in diversi modi. Prendi, per esempio, il bisogno di essere meravigliosi. Alcune donne sentono di non essere meravigliose e puoi appellarti a questa deficienza in molti modi. Ogni giorno c'è qualcosa di differente. La forma può cambiare, ma loro ancora ripetono lo stesso messaggio di base. La pubblicità stimola e rinforza il meccanismo del riempi - buco.
Stimola i desideri che risultano dai buchi. Nei tuoi buchi ci sono immagini di ciò che pensi desiderare dall'esterno. Il nostro inconscio è fatto di immagini con le quali riempiamo i buchi, e cerchiamo all'esterno cose da quell'immagine. La pubblicità lavora ad un certo livello dell'intero meccanismo che è il livello del desiderio stesso. Loro provano a rinforzarlo. Dicono: se compri questo prodotto, sarai meraviglioso; se compri quello sarai felice, o fiorente o immortale.
Studente: Perché la pubblicità non può essere usata per stimolare il desiderio per la tua Essenza?
A.H.Almaas: Perché questo non farebbe tanti soldi.
Studente: Non è un potente desiderio, il desiderio dell'Essenza?
A.H.Almaas: Oh, è il più potente. Ci sono persone che fanno pubblicità appellandosi al nostro desiderio di Essenza. La Chiesa e tutti i sistemi religiosi sono pubblicità di questo genere. Ma loro si appellano ad un livello profondo. Naturalmente molto raramente possono attualmente portare le persone alla loro Essenza
Studente: Il desiderio di soddisfare i buchi degli altri è un altro modo per riempire i propri?
A.H.Almaas: Si. A volte eviti i tuoi buchi credendo che le altre persone ne abbiano e tu no.
Studente: 0 vedendo che le altre persone hanno bisogno di aiuto?
A.H.Almaas: Può essere. C'è un meccanismo per evitare i tuoi buchi proiettandoli all'esterno: "Le altre persone hanno bisogno ed io devo aiutarle".
Questo processo del riempire i buchi non è superficiale o semplice, è molto profondo e sottile; va alle radici del tuo essere. Richiede un lavoro veramente profondo per disfare il processo della personalità, invertirlo e ritornare all'Essenza.
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Libri di A.H.Almaas:
"Il Cuore del Diamante - Elementi del Reale nell'Uomo" - Edizioni Crisalide
"Essenza - Il Nucleo Divino nell'Uomo" - Edizioni Crisalide

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